LA MORTE È UN PROBLEMA DEI VIVI - SPECIALE BIOGRAFILM 2024
“La morte è un problema dei vivi” afferma il ludopatico ed immaturo Risto (Pekka Strang), mentre si trova a bordo del suo carro funebre intento a svolgere il suo lavoro da becchino; poco prima ha rubato i gioielli dal cadavere che trasporta perché ogni espediente è buono per guadagnare del denaro (anche con i metodi più estremi e deumanizzanti).
Presto stringerà un legame con Arto (Jari Virman), un uomo comune ma deriso e marginalizzato da tutti dopo la scoperta assurda del suo medico: l’uomo non ha il cervello, o meglio, ne ha molto poco.
Il cammino dei due uomini si incrocia quando entrambe le loro vite private iniziano ad andare a rotoli, una famiglia distrutta dai debiti del gioco e l’altra per diffidenza e vergogna. Insieme i due formeranno una grottesca coppia di becchini, trasportatori di morti, senza esternare troppe emozioni davanti ai cadaveri che inseriscono impassibili nei sacchi neri. Ben presto i due finiranno a trasportare i corpi di un giro più che malsano: quello del gioco della morte, la roulette russa.
Presto stringerà un legame con Arto (Jari Virman), un uomo comune ma deriso e marginalizzato da tutti dopo la scoperta assurda del suo medico: l’uomo non ha il cervello, o meglio, ne ha molto poco.
Il cammino dei due uomini si incrocia quando entrambe le loro vite private iniziano ad andare a rotoli, una famiglia distrutta dai debiti del gioco e l’altra per diffidenza e vergogna. Insieme i due formeranno una grottesca coppia di becchini, trasportatori di morti, senza esternare troppe emozioni davanti ai cadaveri che inseriscono impassibili nei sacchi neri. Ben presto i due finiranno a trasportare i corpi di un giro più che malsano: quello del gioco della morte, la roulette russa.
Nikki mette in scena la commedia dell’assurdo, il dark comedy più cinico e spietato che ci sia, quello di Ho affittato un killer (1990) diretto da Aki Kaurismäki (non a caso anche lui finlandese) capace di dispensare sorrisi amari alternati a momenti di pura nevrosi umana e cruda violenza, in una montagna russa di emozioni degna delle atmosfere in equilibrio tra dramma e azione di alcuni film di Martin McDonagh.
L’umorismo nero di Nikki e le assurde vicende picaresche dei protagonisti ben presto riveleranno quel che striscia sotto l’apparente patina della semplice commedia nera con un po’ di sangue. Nikki infatti imbastisce una vera e propria analisi dell’uomo moderno, autodistruttivo, disperato, folle e reietto; il vero problema dei vivi, sembrerebbe essere per il regista, non tanto la morte quanto il denaro e, sopra ogni cosa, l’apatia.
L’amicizia, la fratellanza e i legami umani, invece, (quelli che forse solo alla fine del film riescono ad emergere) sono l’unica soluzione al problema. L’empatia e la pietà davanti alla morte.
Di Simona Rurale
L’umorismo nero di Nikki e le assurde vicende picaresche dei protagonisti ben presto riveleranno quel che striscia sotto l’apparente patina della semplice commedia nera con un po’ di sangue. Nikki infatti imbastisce una vera e propria analisi dell’uomo moderno, autodistruttivo, disperato, folle e reietto; il vero problema dei vivi, sembrerebbe essere per il regista, non tanto la morte quanto il denaro e, sopra ogni cosa, l’apatia.
L’amicizia, la fratellanza e i legami umani, invece, (quelli che forse solo alla fine del film riescono ad emergere) sono l’unica soluzione al problema. L’empatia e la pietà davanti alla morte.
Di Simona Rurale