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LA NOTTE DEL 12

RECENSIONE

LA NOTTE DEL 12 

Presentato alla 75ª edizione del Festival del cinema di Cannes, l’ultimo thriller di Dominik Moll è un’opera che colpisce per la sua intelligenza e capacità di cogliere l’attualità politica francese e mondiale.
La notte tra il 12 ed il 13 ottobre Clara (Lula Cotton-Frapier) viene uccisa in maniera brutale, incendiata viva da un misterioso omicida. Yohan (Bastien Bouillon) giovane investigatore appena arrivato a capo della polizia di Grenoble indaga sul caso insieme alla sua équipe.
Moll abbraccia totalmente il genere che affronta, non nega allo spettatore una trama investigativa avvincente, ma si concentra su temi sociali e lo fa in maniera elegante e precisa.
L’indagine portata avanti dalla polizia francese si concentra molto sulla vita passata della ragazza, vengono interrogati tutti i suoi ex ragazzi, tutte le sue storie sentimentali vengono prese in oggetto di discussione. La giovane viene quasi colpevolizzata da chi deve sostenere le indagini e da chi viene interrogato, viene paradossalmente catalogata come possibile complice del suo stesso omicidio, il più classico e ripugnante “se lo è cercata”
Il regista analizza una cittadina nichilista e composta da gente piatta, tutti gli uomini che sono stati ascoltati risultano privi di qualsiasi sfaccettatura morale positiva, scelta interessante in fase di scrittura, Moll ci mostra uno sguardo pessimista riguardo la società maschile, la caduta del maschio del ventunesimo secolo ha una conseguenza tragica, l’unico modo che ha l’uomo per sentirsi ancora superiore al genere femminile è limitare la donna e quando non ci riesce ricorre al femminicidio.

“Ogni anno, la polizia giudiziaria apre 800 indagini per omicidio. Alcune non vengono mai risolte. Questo film parla di una di queste.”


Lo spettatore viene coinvolto dalla storia, è interessato a scoprire chi è il colpevole, ma nel frattempo apprende che il vero omicida è l’uomo, l’uomo che ogni giorno ha comportamenti maschilisti, l’uomo che si sente ancora legittimato a sentirsi superiore alla donna, a sentirsi mai colpevole dei suoi atteggiamenti.
Tutti gli uomini che sono stati interrogati sono gli uccisori di Clara, e gli uomini che indagano seguendo piste dettate dalla loro idea maschilista sono complici dell’assassinio.

Dominik Moll allarga lo sguardo, prende un caso campione e analizza il rapporto sociale uomo-donna, lo fa non dimenticandosi dello spettatore, senza mai privare ad esso un coinvolgimento emotivo.
Il genere ancora una volta si dimostra grande risorsa per i registi, che come in questo caso, lo utilizzano per veicolare problematiche d’attualità. Come se esso fosse una sorta di protezione filmica, un recipiente già formato e stabile dove poter inserire qualsiasi cosa e se la struttura del recipiente non crolla si ottiene un’ottima opera cinematografica, proprio come La notte del 12.

Di Saverio Lunare


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