LA ZONA D'INTERESSE
Vincitore del gran premio della giuria all'76ª edizione del Festival del cinema di Cannes, La zona d'interesse è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Martin Amis. Sorprendentemente (in quanto adattamento di un libro) Jonathan Glazer riesce a teorizzare il tema principale dell'opera attraverso l'utilizzo di fattori esclusivamente cinematografici.
All’interno di una villa borghese si susseguono problemi quotidiani come litigi conviviali e ruffe tra fratelli; momenti che si alternano ad episodi di quiete tipici di un nucleo familiare: la pesca, la cura del giardino e le feste in piscina.
Tutto all’apparenza di poco interesse, ma la particolarità dell’abitazione è che dista soltanto pochi metri dal campo di concentramento di Auschwitz e il patriarca della famiglia è Rudolf Höss (Christian Friedel): il direttore del campo.
L’opera di Jonathan Glazer si basa sul semplice concetto cinematografico del fuori campo. L’orrore lo ascoltiamo in lontananza, lo percepiamo dai discorsi della famiglia Höss, l’osserviamo sullo sfondo attraverso il fumo che fuoriesce da Auschwitz; ma in primo piano, il regista britannico, mette la quotidianità terrificante di persone che si comportano come se nulla stesse accadendo, come se lo sterminio sia una semplice conseguenza del progredire sociale. A terrorizzare non è la visione di corpi inceneriti, ma l’assistere a normali azioni che ogni essere umano compie nella propria routine.
All’interno di una villa borghese si susseguono problemi quotidiani come litigi conviviali e ruffe tra fratelli; momenti che si alternano ad episodi di quiete tipici di un nucleo familiare: la pesca, la cura del giardino e le feste in piscina.
Tutto all’apparenza di poco interesse, ma la particolarità dell’abitazione è che dista soltanto pochi metri dal campo di concentramento di Auschwitz e il patriarca della famiglia è Rudolf Höss (Christian Friedel): il direttore del campo.
L’opera di Jonathan Glazer si basa sul semplice concetto cinematografico del fuori campo. L’orrore lo ascoltiamo in lontananza, lo percepiamo dai discorsi della famiglia Höss, l’osserviamo sullo sfondo attraverso il fumo che fuoriesce da Auschwitz; ma in primo piano, il regista britannico, mette la quotidianità terrificante di persone che si comportano come se nulla stesse accadendo, come se lo sterminio sia una semplice conseguenza del progredire sociale. A terrorizzare non è la visione di corpi inceneriti, ma l’assistere a normali azioni che ogni essere umano compie nella propria routine.
Una pellicola concettuale quella di Glazer, che rinnega ogni forma d’interesse narrativo. Il film non ha alcun plot intrigante, ma utilizza le componenti più esclusive del cinema per idealizzare l’opera: il suono, la regia, il contrasto visivo tra immagini in negativo e in positivo, e soprattutto, il già citato fuori campo.
Qual è la zona d’interesse? Su cosa il nostro sguardo storico è sempre stato focalizzato? Glazer ci mostra il lato opposto, ci mostra quanto le persone che hanno compiuto il genocidio siano normali e che nessun mostro si è impossessato della storia. Quanto è probabile che tutto ciò possa riaccadere se ad averlo compiuto sono persone che hanno rapporti umani normali, si prendono cura della propria casa e dei propri figli, festeggiano una promozione lavorativa come farebbe qualunque impiegato?
Tanto semplice quanto impattante: La zona d’interesse è grande cinema di concetto. Perché dietro un’apparente banalità nasconde un’immensa dose di idee cinematografiche, sublimate da un finale che è pura ideologia politica; ribaltando tutto ciò che è stato mostrato la zona d’interesse storica torna ad essere quella giusta, quella delle vittime.
Di Saverio Lunare
Qual è la zona d’interesse? Su cosa il nostro sguardo storico è sempre stato focalizzato? Glazer ci mostra il lato opposto, ci mostra quanto le persone che hanno compiuto il genocidio siano normali e che nessun mostro si è impossessato della storia. Quanto è probabile che tutto ciò possa riaccadere se ad averlo compiuto sono persone che hanno rapporti umani normali, si prendono cura della propria casa e dei propri figli, festeggiano una promozione lavorativa come farebbe qualunque impiegato?
Tanto semplice quanto impattante: La zona d’interesse è grande cinema di concetto. Perché dietro un’apparente banalità nasconde un’immensa dose di idee cinematografiche, sublimate da un finale che è pura ideologia politica; ribaltando tutto ciò che è stato mostrato la zona d’interesse storica torna ad essere quella giusta, quella delle vittime.
Di Saverio Lunare