L'ABBÉ PIERRE - SPECIALE BIOGRAFILM 2024
La struttura è quella del più classico biopic: raccontare un uomo dalla sua gioventù fino agli ultimi giorni di vita evidenziando i momenti più importanti. L’Abbé Pierre fa questo (e lo fa bene, fa conoscere la figura di Henri Grouès e catalizza la curiosità su di essa), ma il film di Frédéric Tellier funziona davvero quando cerca di ribaltare con la descrizione cinematografica la figura di Abbé Pierre attraverso i media e la ricezione pubblica dell’uomo, trasformando l’Abbé Pierre più in una rockstar che in un misericordioso attivista.
Attraversando quasi un intero secolo (il Novecento) L’Abbé Pierre racconta la vita e le azioni di Henri Grouès (Benjamin Lavernhe), parroco che ha combattuto durante un’intera esistenza per cercare di aiutare i senzatetto francesi. Fondatore di Emmaus: un movimento divenuto globale che si batte contro la povertà e l’esclusione, e originariamente membro della resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale.
Attraversando quasi un intero secolo (il Novecento) L’Abbé Pierre racconta la vita e le azioni di Henri Grouès (Benjamin Lavernhe), parroco che ha combattuto durante un’intera esistenza per cercare di aiutare i senzatetto francesi. Fondatore di Emmaus: un movimento divenuto globale che si batte contro la povertà e l’esclusione, e originariamente membro della resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il film di Tellier parte con toni da spy-story: vediamo Henri Grouès camuffarsi, combattere contro i rivali durante il conflitto mondiale e addirittura lo vediamo abbandonarsi al piacere carnale. La pellicola prende la direzione più “convenzionale” man mano che avanzano i minuti; l’attività misericordiosa del parroco occuperà gran parte della pellicola, ma la cosa più interessante è come Tellier mette in scena l’exploit mediatico di l’Abbé Pierre: grande comunicatore e vero e proprio divo francese, tanto da assumere medicine per sostenere quei ritmi incandescenti da star business. Il tutto reso esplicito da un montaggio frenetico, con tanto di split-screen e sovrapposizioni di articoli della stampa.
La pellicola non eccelle per la sua compattezza: accelera di ritmo improvvisamente e non fa percepire il trascorrere degli anni (soprattutto nella prima parte), rallenta sul finale risultando squilibrato narrativamente. Ottima, invece, è l’interpretazione ispiratissima di Benjamin Lavernhe, che presta mente e corpo per interpretare l’Abbé Pierre; riuscendo ad essere credibile quando avanza con l’età e a trasmettere tutto il carisma comunicativo riconducibile al parroco francese.
L’Abbé Pierre è un discreto (e funzionale) biopic, riesce nei suoi intenti e seppur non privo di difetti ha dalla sua delle qualità cinematografiche innegabili, Frédéric Tellier è riuscito a cucire un’ottima fattura complessiva alla sua pellicola a cui si perdona una mancanza d’equilibrio narrativo.
Di Saverio Lunare
La pellicola non eccelle per la sua compattezza: accelera di ritmo improvvisamente e non fa percepire il trascorrere degli anni (soprattutto nella prima parte), rallenta sul finale risultando squilibrato narrativamente. Ottima, invece, è l’interpretazione ispiratissima di Benjamin Lavernhe, che presta mente e corpo per interpretare l’Abbé Pierre; riuscendo ad essere credibile quando avanza con l’età e a trasmettere tutto il carisma comunicativo riconducibile al parroco francese.
L’Abbé Pierre è un discreto (e funzionale) biopic, riesce nei suoi intenti e seppur non privo di difetti ha dalla sua delle qualità cinematografiche innegabili, Frédéric Tellier è riuscito a cucire un’ottima fattura complessiva alla sua pellicola a cui si perdona una mancanza d’equilibrio narrativo.
Di Saverio Lunare