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LATE NIGHT WITH THE DEVIL

RECENSIONE

LATE NIGHT WITH THE DEVIL

Chi è il diavolo di cui parla il titolo del film? Un’entità spirituale, un uomo corrotto o la televisione come mezzo per assuefare ed ipnotizzare le masse?
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Late Night With The Devil è un film dalle premesse tutt’altro che banali: rifacendosi ai capolavori del found-footage (Cannibal Holocaust sopra tutti da cui riprende proprio i temi legati alla ricerca disperata dell’audience), mette in scena la diretta di una puntata di un Late Show televisivo andato in onda degli anni ‘70. Una voce narrante a inizio della pellicola ci rivela che quello che lo spettatore vedrà è nient’altro che la misteriosa puntata andata in onda come speciale di Halloween, mentre il presentatore, dopo la morte della moglie e un calo drastico degli ascolti, si ritrova costretto a fare di tutto pur di ricevere consensi da parte del pubblico, persino evocare il diavolo in diretta. Ma dov’è il limite?

Late Night With The Devil, diretto dai fratelli Cameron e Colin Cairnes, è coerente con lo stile found-footage riprendendo per tutta la sua durata un’estetica retrò da televisione a tubo catodico, con tanto di interferenze e texture granulose. Gli eventi alla quale lo spettatore assiste non sono volti propriamente a spaventarlo attraverso un’indagine approfondita dell’occulto (come ci si potrebbe aspettare da un film sui fantasmi e le presenze). Con più originalità i registi sono interessati a riflettere sul maligno in senso più ampio. Utilizzando la televisione, e in particolare la diretta televisiva, come mezzo tipico per raccontare la realtà della “vita in diretta”, instillando allo spettatore il dubbio che questa realtà sia totalmente plasmata da qualcuno. Siamo sicuri che tutto ciò che vediamo in televisione (o attraverso qualsiasi media) sia effettivamente la verità?

Picture
O (come Cannibal Holocaust insegna) la realtà è facilmente manipolabile da chiunque, anche nelle condizioni più estreme come una diretta televisiva? Il diavolo secondo i registi si nasconde nelle pieghe della nostra società, insinuandosi nella politica, nella televisione e anche in noi, in quanto c’è una morbosità intrinseca dentro lo spettatore nel voler vedere sempre di più, nell’osservare attraverso uno schermo situazioni sempre più estreme. Come nel grottesco ed esplosivo finale, in cui i registi danno sfogo ad una violenza che sono stati bravi a dosare in precedenza, con tanto di effetti demodé coerenti con l’epoca.

I fratelli Cameron e Colin Cairnes sono stati capaci di costruire una narrazione compatta, che arriva al punto senza inutili digressioni, capace di inquietare il giusto e soprattutto, in grado di porre le giuste domande.

​Di Simona Rurale


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