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LE BUONE STELLE - BROKER

RECENSIONE

LE BUONE STELLE - BROKER

Il cinema di Hirokazu Kore-eda è sempre un limbo delicato, una giostra che ondeggia fra criminalità e dolcezza, fra atti illeciti e comportamenti amorosi, il tutto sempre legato dal tema centrale: il contesto famigliare.
​Anche la sua ultima opera, presentata alla 75ª edizione del Festival di cinema di Cannes, riflette sul contrasto tra cosa sia giusto e cosa sia migliore.

Il film si apre con So-young (IU) una giovane madre che decide di lasciare il proprio figlio nella “baby box” di un ospedale. Il neonato viene raccolto da Sang-Hyun (Song Kang-ho) e Dong-Soo (Gang Dong-won) due uomini a capo di un’attività clandestina volta al contrabbando di bambini abbandonati, con lo scopo di trovare una famiglia a chi una famiglia è stata negata e di arricchirsi economicamente.
La pellicola si trasforma in un vero e proprio road movie, con a bordo i due criminali e la giovane madre, alla ricerca della famiglia più adatta a suo figlio.
Le buone stelle - Broker è un proseguimento ideologico nel cinema del regista nipponico. Riprende i suoi stilemi contenutistici quali la “dolce” criminalità ampiamente trattata in Un affare di famiglia (2018) e il rapporto genitoriale già affrontato in Father and Son (2013), generando nuclei famigliari non convenzionali che esulano dalla struttura stereotipata.

Il regista pur non abbandonando i suoi temi ricorrenti, riesce a creare storie sorprendenti e diverse fra loro. In questa opera risplende la dolcezza dei personaggi, che pur compiendo illeciti, si dimostrano molto più umani e sensibili di chi rispetta le regole legali ma non ha alcuna coscienza morale e manca di alcuna sensibilità umana.
Come nella drammaturgia di Céchov Il presente dei personaggi è sempre legato ad avvenimenti passati, il loro vivere è una conseguenza indissolubile di ciò che è stato, il passato ricade nei comportamenti dei protagonisti, che essi siano positivi o negativi. Grazie a questo espediente i personaggi non sono dicotomicamente divisi in buoni o cattivi, ma come tipicamente avviene nel cinema orientale, il bene e il male sono fusi e possono coesistere.
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"Vorrei poter ricominciare da capo. Ma non funzionerà."

Hirokazu Kore-eda lavora per la prima volta fuori dal Giappone, Broker è un film con produzione coreana ed è ambientato inizialmente a Busan, poi attraverso il viaggio dei protagonisti la storia vien sviluppata in diversi Paese della Corea del Sud, concludendosi nella metropoli di Seul.
Anche il cast è interamente coreano, spicca su tutti l’interpretazione di Song Kang-ho, finalmente consacrato anche in Europa con il premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes.
Hirokazu Kore-eda è un regista che ha sempre diviso pubblico e critica, il suo cinema può essere adorato spasmodicamente o disprezzato con forza. Ma è impossibile non notare la sua impronta, sempre forte e concreta, mai banale.

Un autore riconoscibile che con questa opera consacra definitivamente il suo stile cinematografico morbido ma allo stesso tempo dalle tematiche respingenti.


Di Saverio Lunare

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