LE OCCASIONI DELL'AMORE
Spaventati dal futuro, bloccati nel passato, assenti nel presente. Presentato al Festival del Cinema di Venezia 80 e dal 23 dicembre nelle sale grazie a I Wonder Pictures, il nuovo film di Stéphane Brizé segue due malinconici amanti, usciti apparentemente da una versione più malinconica e decisamente meno colorata di La La Land al contrario. È lui, infatti, l’attore famoso che rinuncia alla sua anima gemella per inseguire la carriera, un sogno (e odia il jazz), ed è lei la musicista decisamente meno popolare, chiusa nel piccolo mondo che ha creato. I due, separati da anni, si rincontrano in questa piccola cittadina francese. Il sole è sempre nascosto dietro le nuvole grigie, le casette a schiera emergono tra la foschia, le onde si infrangono un po’ annoiate, esattamente come i protagonisti, destinati a ritrovarsi, forse per sopperire alla noia delle loro vite, o forse perché il loro amore non è mai sfiorito davvero.
L’intento di Stéphane Brizé è quello di inseguire il cliché dell’amore perduto, delle grandi storie d’amore impossibili, che, per quanto semplice sia negli intenti, riesce a portare con sé una vena volutamente autoriale e personale. Da una parte c’è la freddezza con la quale mette in scena i personaggi, che sfumano con il paesaggio, anch’esso gelido e malinconico; dall’altra, il calore si cela nei dialoghi, nei piccoli gesti e nei grandi momenti di verità e passione (una scena dolcissima di un matrimonio e una disperata e romantica scena in un albergo). Sono grandiosi alcuni momenti di complicità e naturalezza da parte degli attori protagonisti Guillaume Canet e Alba Rohrwacher, complice anche una scrittura in grado di restituire fluidità e naturalezza nei dialoghi a un film che comunque si prende tutto il tempo necessario per respirare
L’intento di Stéphane Brizé è quello di inseguire il cliché dell’amore perduto, delle grandi storie d’amore impossibili, che, per quanto semplice sia negli intenti, riesce a portare con sé una vena volutamente autoriale e personale. Da una parte c’è la freddezza con la quale mette in scena i personaggi, che sfumano con il paesaggio, anch’esso gelido e malinconico; dall’altra, il calore si cela nei dialoghi, nei piccoli gesti e nei grandi momenti di verità e passione (una scena dolcissima di un matrimonio e una disperata e romantica scena in un albergo). Sono grandiosi alcuni momenti di complicità e naturalezza da parte degli attori protagonisti Guillaume Canet e Alba Rohrwacher, complice anche una scrittura in grado di restituire fluidità e naturalezza nei dialoghi a un film che comunque si prende tutto il tempo necessario per respirare
Momenti di contemplazione eccessiva, soprattutto verso il finale, sono comunque affievoliti da una prima parte capace anche di giocare con un umorismo sagace, che non si mescola mai con il romanticismo (come farebbe una qualsiasi commedia romantica), e da una parte centrale dolce e commovente, costruita attraverso un espediente semplice come il matrimonio di qualcuno che ce l’ha fatta, di chi l’amore della sua vita l’ha trovato.
Tutto nel film, però, è avvolto da questo velo di malinconia persistente; la musica è incessante e tende ad accompagnare ovunque i nostri protagonisti, a volte cresce per poi affievolire le parole dei personaggi che diventano un sottofondo ovattato. Per Brizé infatti, tutto deve sembrare un ricordo lontano e sbiadito tra la nebbia, persino il presente che stiamo vivendo con loro. E così, a volte, anche i sentimenti più semplici, se ben costruiti, non risultano banali.
Di Simona Rurale
Tutto nel film, però, è avvolto da questo velo di malinconia persistente; la musica è incessante e tende ad accompagnare ovunque i nostri protagonisti, a volte cresce per poi affievolire le parole dei personaggi che diventano un sottofondo ovattato. Per Brizé infatti, tutto deve sembrare un ricordo lontano e sbiadito tra la nebbia, persino il presente che stiamo vivendo con loro. E così, a volte, anche i sentimenti più semplici, se ben costruiti, non risultano banali.
Di Simona Rurale