LE VELE SCARLATTE
Dopo Martin Eden (2019) Pietro Marcello si confronta nuovamente con un grande romanzo novecentesco, Vele scarlatte di Aleksandr Grin (1923).
Raphaël (Raphaël Thiéry) è un reduce di guerra che torna al suo villaggio in Normandia, ha perso la moglie Marie, ma sua figlia Juliette è pronta a dare un senso alla vita dell’uomo, che ricomincerà a svolgere il lavoro di falegname.
Il mestiere è al centro del film, Raphaël sembra nato per quello, il suo lavorare il legno lo nobilita, ha le mani perfette per intagliare, per spaccare la legna, per costruire oggetti. Meravigliosa scelta di casting, l’attore Raphaël Thiéry è perfetto per il ruolo: un volto burbero, passato, le mani tozze e un fisico da uomo fiabesco, un interpretazione maiuscola da parte dell’attore francese.
Il film ha bisogno di fisici che sembrano non appartenere alla terra, l’atmosfera fiabesca è fondamentale, l’opera ha l’aspetto di un racconto, di qualcosa che non può esistere nel nostro mondo e le ambientazioni paludose del nord della Francia sono perfette.
Il regista fa percepire ogni singolo luogo, immerge lo spettatore nella storia attraverso le immagini. Marcello gira un fantasy senza che la pellicola lo sia, è questa la forza del film.
Il regista siciliano ribalta il ruolo canonico che la donna ha nel genere, infatti per Marcello non dev’essere salvata ma è lei che porta la salvezza.
La donna salva il padre esattamente come i futuri uomini che incontrerà, Juliette (Juliette Jouan) ha poteri magici, senza averceli realmente.
L’opera, che ha aperto la Quinzaine des Réalisateurs alla 75ª edizione del Festival di Cannes, riconferma il talento del regista, che impone il suo stile con una mano molto importante ma senza essere mai lezioso.
di Saverio Lunare
Raphaël (Raphaël Thiéry) è un reduce di guerra che torna al suo villaggio in Normandia, ha perso la moglie Marie, ma sua figlia Juliette è pronta a dare un senso alla vita dell’uomo, che ricomincerà a svolgere il lavoro di falegname.
Il mestiere è al centro del film, Raphaël sembra nato per quello, il suo lavorare il legno lo nobilita, ha le mani perfette per intagliare, per spaccare la legna, per costruire oggetti. Meravigliosa scelta di casting, l’attore Raphaël Thiéry è perfetto per il ruolo: un volto burbero, passato, le mani tozze e un fisico da uomo fiabesco, un interpretazione maiuscola da parte dell’attore francese.
Il film ha bisogno di fisici che sembrano non appartenere alla terra, l’atmosfera fiabesca è fondamentale, l’opera ha l’aspetto di un racconto, di qualcosa che non può esistere nel nostro mondo e le ambientazioni paludose del nord della Francia sono perfette.
Il regista fa percepire ogni singolo luogo, immerge lo spettatore nella storia attraverso le immagini. Marcello gira un fantasy senza che la pellicola lo sia, è questa la forza del film.
Il regista siciliano ribalta il ruolo canonico che la donna ha nel genere, infatti per Marcello non dev’essere salvata ma è lei che porta la salvezza.
La donna salva il padre esattamente come i futuri uomini che incontrerà, Juliette (Juliette Jouan) ha poteri magici, senza averceli realmente.
L’opera, che ha aperto la Quinzaine des Réalisateurs alla 75ª edizione del Festival di Cannes, riconferma il talento del regista, che impone il suo stile con una mano molto importante ma senza essere mai lezioso.
di Saverio Lunare