LE VOURDALAK - L'INCUBO PATRIARCALE DAL RACCONTO DI ALKSEJ TOLSTOJ
Sarebbe ingiusto associare il bel film di Adrien Beau con l’episodio centrale del capolavoro di Mario Bava I tre volti della paura (1963), ma l’accostamento sorge naturale dato che il maestro nato a Sanremo è stato l’unico a trasporre direttamente il racconto di Tolstoj (Aleksej non Lev) su grande schermo. Nelle altre arti molti sono i riferimenti al racconto, da Rob Zombie, che ha intitolato un suo pezzo Wurdalak, passando per il barone Wurdalak in un numero del fumetto di Satanik. Il paragone, naturalmente, non regge: Adrien Beau non ha la maestria tecnica e registica di Bava e l’interessante utilizzo di un pupazzone animato per interpretare il pater familias portatore del male non è paragonabile al terrore portato in scena da Boris Karloff.
Nonostante questo Adrien Beau ha delle idee e uno stile personale indiscutibile. Il regista francese ambienta il racconto in un panorama sempre in bilico tra il reale e il fatato, con il marchese Jacques Antoine (Kacey Mottet Klein) estremamente sopra le righe nella sua rappresentazione di uomo di corte incapace di rapportarsi con la vita vera, quella di una famiglia rurale umile, legata alle tradizioni e al terrore patriarcale.
Nonostante questo Adrien Beau ha delle idee e uno stile personale indiscutibile. Il regista francese ambienta il racconto in un panorama sempre in bilico tra il reale e il fatato, con il marchese Jacques Antoine (Kacey Mottet Klein) estremamente sopra le righe nella sua rappresentazione di uomo di corte incapace di rapportarsi con la vita vera, quella di una famiglia rurale umile, legata alle tradizioni e al terrore patriarcale.
Perché il racconto di Tolstoj è fortemente legato all’incubo dei padri e alla loro oppressione, in una Russia pre-rivoluzione dove lo zarismo non andava di pari passo con la volontà delle nuove generazioni. Nella pellicola di Adrien Beau (e il termine “pellicola” non è casuale, dato che è stato girato in 16mm) l’oppressione rappresentata dal padre è resa al massimo, sottovalutando l’aspetto più romantico (tipico del gotico baviano) per concentrarsi sul tema principale del romanzo di riferimento.
Peccato per una sequenza finale non degna dell’opera, in cui si percepisce una volontà di rendere amaramente ironico un avvenimento estremamente drammatico. Un finale non abbastanza equilibrato e dalla facile leggibilità.
Le Vourdalak è un film dall’indiscutibile fascino, che ha il problema (non per colpa sua) del confronto con uno dei capolavori più importanti della storia del cinema fantastico. Nonostante questo l’opera si regge grazie ad una creatività nella messa in scena mai banale e ad una portante ricercatezza tecnica nell’utilizzo di un formato in disuso.
Di Saverio Lunare
Peccato per una sequenza finale non degna dell’opera, in cui si percepisce una volontà di rendere amaramente ironico un avvenimento estremamente drammatico. Un finale non abbastanza equilibrato e dalla facile leggibilità.
Le Vourdalak è un film dall’indiscutibile fascino, che ha il problema (non per colpa sua) del confronto con uno dei capolavori più importanti della storia del cinema fantastico. Nonostante questo l’opera si regge grazie ad una creatività nella messa in scena mai banale e ad una portante ricercatezza tecnica nell’utilizzo di un formato in disuso.
Di Saverio Lunare