LEILA E I SUOI FRATELLI
Quanto il patriarcato fa male agli uomini? Si, perché i fratelli di Leila sono succubi di un retaggio che li vede totalmente passivi al loro genitore, mentre Leila (Tarane Alidousti) è l’unica che ha capito che il mondo sarà (e deve essere) donna.
Questo è il centro del film di Saeed Roustaee, una pellicola di 160 minuti, dove una famiglia composta da quattro fratelli e una sorella decide di non voler più convivere con la povertà. Si presenta loro un opportunità troppo ghiotta: l’acquisto di un negozio in un importante centro commerciale della città. Serve un finanziamento, i soldi non bastano ma il padre di famiglia ha la parte mancante che servirebbe per ottenere il prestito. Leila e i suoi fratelli, però, non hanno fatto i conti con le ambizioni del proprio padre.
Un film fatto di discorsi polemici, motivazioni che devono prevalere ad altre, e orgoglio da non infangare, tutti temi in cui l’uomo è maestro, ma è la donna che deve trascinare il maschio e deve cercare di smuovere la propria passività, in che modo? Lottando, ingannando se necessario, semplicemente facendo la cosa più giusta.
Leila e i suoi fratelli è questo: un film iraniano anti patriarcale, dunque un film anti regime. Perché Esmail (Saeed Poursamimi) il padre del nucleo familiare, altro non è che l’Iran, che opprime ciò che è più giusto perché è più importante il proprio orgoglio, il proprio status. Leila lo ha capito, ora serve che gli uomini spalanchino gli occhi.
Ma la forza del film di Saeed Roustaee è la sua internazionalità, parla a chiunque e non si limita al territorio iraniano. Principalmente grazie ad una forza narrativa travolgente, la tensione è costante e sembra sempre essere al limite di un esplosione che porterebbe a gesti estremi.
A partire dal titolo della pellicola, capiamo che Leila è al centro, ma non perché sia effettivamente la protagonista del film, ma perché i fratelli devono affidarsi a lei per dare una svolta alla propria vita. La donna funge da traino di una rivoluzione, bisogna staccare quel cordone ombelicale che tiene il maschio legato terribilmente alle proprie convinzioni e al proprio retaggio.
Perché il patriarcato ha distrutto le donne ma anche gli uomini, l’unica differenza è che le prime lo hanno capito.
Di Saverio Lunare
Questo è il centro del film di Saeed Roustaee, una pellicola di 160 minuti, dove una famiglia composta da quattro fratelli e una sorella decide di non voler più convivere con la povertà. Si presenta loro un opportunità troppo ghiotta: l’acquisto di un negozio in un importante centro commerciale della città. Serve un finanziamento, i soldi non bastano ma il padre di famiglia ha la parte mancante che servirebbe per ottenere il prestito. Leila e i suoi fratelli, però, non hanno fatto i conti con le ambizioni del proprio padre.
Un film fatto di discorsi polemici, motivazioni che devono prevalere ad altre, e orgoglio da non infangare, tutti temi in cui l’uomo è maestro, ma è la donna che deve trascinare il maschio e deve cercare di smuovere la propria passività, in che modo? Lottando, ingannando se necessario, semplicemente facendo la cosa più giusta.
Leila e i suoi fratelli è questo: un film iraniano anti patriarcale, dunque un film anti regime. Perché Esmail (Saeed Poursamimi) il padre del nucleo familiare, altro non è che l’Iran, che opprime ciò che è più giusto perché è più importante il proprio orgoglio, il proprio status. Leila lo ha capito, ora serve che gli uomini spalanchino gli occhi.
Ma la forza del film di Saeed Roustaee è la sua internazionalità, parla a chiunque e non si limita al territorio iraniano. Principalmente grazie ad una forza narrativa travolgente, la tensione è costante e sembra sempre essere al limite di un esplosione che porterebbe a gesti estremi.
A partire dal titolo della pellicola, capiamo che Leila è al centro, ma non perché sia effettivamente la protagonista del film, ma perché i fratelli devono affidarsi a lei per dare una svolta alla propria vita. La donna funge da traino di una rivoluzione, bisogna staccare quel cordone ombelicale che tiene il maschio legato terribilmente alle proprie convinzioni e al proprio retaggio.
Perché il patriarcato ha distrutto le donne ma anche gli uomini, l’unica differenza è che le prime lo hanno capito.
Di Saverio Lunare