LET'S SCARE JESSICA TO DEATH - UN FANTASTICO IBRIDO TRA ROMAN POLANSKI E HARRY KÜMEL
John Hancock fonde il cinema polanksiano all’horror di Harry Kümel, in una insospettabile ma riuscitissima ricetta. È incredibile notare come Let’s Scare Jessica to Death abbia anticipato alcune grandi idee cinematografiche, perché se è vero che Hancock riprende molto dal cinema di Roman Polanski (con le dovute proporzioni artistiche e qualitative); è impossibile non notare come il genio polacco abbia ripreso una sequenza del film di Hancock per L’inquilino del terzo piano (1976), con la stessa inquadratura e la stessa idea cinematografica: un vicinato ostile riunito come se fosse un’orda di zombie, un’immagine creata dalla psiche di chi li osserva messa a repentaglio da una condizione mentale critica.
Il post-gotico di Hancock rappresenta la situazione psicologica di una donna americana degli anni ‘70, che, come fatto da Cassavetes tre anni dopo, viene sempre messa in dubbio dagli uomini e dalla società. Jessica (Zohra Lampert) è appena uscita da una clinica psichiatrica, dove è stata ricoverata a causa di un esaurimento nervoso. La donna ha voglia di ricominciare e, per farlo, decide di trasferirsi in un vecchio appartamento nel New England con suo marito e un amico. L’incontro con una misteriosa ragazza di nome Emily (Mariclare Costello) metterà a repentaglio il ritrovato benessere psicologico di Jessica.
Il post-gotico di Hancock rappresenta la situazione psicologica di una donna americana degli anni ‘70, che, come fatto da Cassavetes tre anni dopo, viene sempre messa in dubbio dagli uomini e dalla società. Jessica (Zohra Lampert) è appena uscita da una clinica psichiatrica, dove è stata ricoverata a causa di un esaurimento nervoso. La donna ha voglia di ricominciare e, per farlo, decide di trasferirsi in un vecchio appartamento nel New England con suo marito e un amico. L’incontro con una misteriosa ragazza di nome Emily (Mariclare Costello) metterà a repentaglio il ritrovato benessere psicologico di Jessica.
Parte come un racconto di presenze fantasmatiche, con Jessica che sente e percepisce cose che gli altri non vedono. Presto si trasforma in un film vampiresco, con l’associazione kümeliana del rapporto tra il morso del vampiro e il rapporto sessuale; per poi terminare come Repulsion di Polanski, dove la liberazione dell’oppressione mentale della donna viene trasportata attraverso l’omicidio. Il tutto viene reso splendidamente da un’ambientazione ricca di suggestione: dal cliché della casa maledetta (tantissimi gli spunti ripresi da Mike Flanagan per la sua serie di maggior successo The Haunting of Hill House) all’utilizzo del lago come posto magico e risolutore. Una perla nascosta che meriterebbe una riscoperta maggiore per l’importanza e l’impatto che ha avuto nel rapporto tra il femminile e il racconto orrorifico.
Di Saverio Lunare
Di Saverio Lunare