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MONSTER

RECENSIONE

MONSTER - speciale "cannes moon amour"

Chi è il mostro? Il nuovo film di Hirokazu Kore'eda presentato in concorso al 76º Festival di Cannes ci pone da subito questa domanda. Chi dobbiamo incolpare per gli strani comportamenti del piccolo protagonista Minato? Esiste solo un mostro? In una prospettiva occidentale probabilmente la risposta sarebbe sì, il mondo è tutto o bianco o tutto nero. Quest’opera invece ci pone davanti a delle zone grigie. Il confine tra bene e male, verità e bugia è molto più sottile di così ed il regista nipponico riesce ad intercettare tutto questo, ancora una volta, con delicatezza e sensibilità.

Inizialmente vediamo il mondo attraverso gli occhi della madre, il suo punto di vista diviene protagonista. Con lei scopriamo gli strani comportamenti del figlio e arriviamo alla conclusione (apparentemente sensata) che Minato ha subito dei maltrattamenti da un insegnante. Ma è proprio quando pensiamo di aver messo a fuoco la verità che tutto cambia. La prospettiva muta così come la realtà dei fatti che pensavamo già essere definita. Il mostro che pensavamo di aver individuato rimbalza da prospettiva in prospettiva. La madre, il professore, ed infine Minato stesso: tutti portano con sé una parte di verità che viene costruita gradualmente (e decostruita con false piste e ambiguità), fino ad un finale incredibilmente liberatorio e straziante.

Non è esagerato dire che Monster è uno dei lavori più riusciti ed ispirati dell’ultimo Kore'eda. La sceneggiatura di Yuji Sakamoto (premiata al Festival di Cannes) è portata al massimo delle sue potenzialità espressive attraverso la mano del regista che, con delle intuizioni visive geniali, costruisce immagini potentissime e metaforiche come le innumerevoli scene nella quale il fango è protagonista.

​Esso infatti è incrostato sul pavimento della scuola (vediamo la preside tentare più volte di grattarlo via); è sul volto dei bambini che giocano, cade dai monti dopo una frana coprendo la finestra di un bus. Si tenta di guardare la verità attraverso quel finestrino sporco, grattando via il marcio, provando a guardarci attraverso e vederci chiaro. Forse è lui il vero mostro che incrosta la città. La sofferenza dei personaggi è dovuta dalla società stessa, dai falsi formalismi e le contraddizioni che la dominano. L’unico modo per affrontare il proprio male è soffiarlo via e rinascere dopo la tempesta. 

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Simona Rurale


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