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LOS COLONOS

RECENSIONE

LOS COLONOS

​Il cinema western di oggi non può che non fare i conti con il western di una volta: se gli indiani colonizzati nei film di John Ford come sosteneva Tarantino: “erano presentati senza volto e uccisi come zombie”, il cinema western di oggi si pone il compito di restituirgli volto e voce.

Siamo nel 1901 nella Terra del Fuoco, in America del Sud tra Cile e Argentina quando, dopo aver ottenuto una vasta fetta di terreno “selvaggio” José Menéndez (Alfredo Castro) incarica tre uomini di sterminare chiunque abiti questa zona, ogni uomo, donna o bambino che trovano sulla strada.
I protagonisti sono un ex militare inglese (Mark Stanley), un cowboy (Benjamin Westfall) e un ragazzo metà bianco e metà indios, Segundo (Camilo Arancibia), quest’ultimo soggiogato dagli ordini dei due bianchi, costretto a compiere atti tremendi contro il suo stesso volere solo per sopravvivere.
​
L’esordio di Felipe Gálvez è stretto in una cornice claustrofobica e contaminato di tonalità rossastre, il punto di vista non è assolutamente quello dei bianchi (qui caratterizzati come uomini grotteschi che aspirano solo al potere) ma è proprio quello del ragazzo meticcio, il quale - nonostante la rabbia che gli si vede negli occhi - osserverà sempre silenzioso gli orrori perpetrati. Lo sguardo di Segundo è allo stesso tempo giudicante e impotente tanto da diventare, ad un certo punto, anche complice delle mostruosità dei bianchi.
Picture
​Il film è una grande rappresentazione di un passato coloniale mai del tutto superato, una ferita aperta da parte degli uomini e le donne sopravvissute, una storia di nascita scritta col sangue che il regista mostra esplicitamente con grande intensità e tensione che raggiunge il suo apice, paradossalmente quando gli orrori del genocidio finiscono e il film fa un balzo di sette anni.

Perchè “La lana macchiata di sangue, perde il suo valore” e così sette anni dopo la fine dell'“impresa” iniziano gli anni della manipolazione, della polvere (o meglio il sangue) nascosto sotto il tappeto sperando di ripulirsi la coscienza. Ma questa volta i nativi non saranno disposti a piegarsi di nuovo, e in un finale potentissimo - quando tentando una finta riconciliazione il bianco impone una messa in scena ripresa da una cinepresa mostrandoli con abiti civilizzati mentre bevono un tè - con un gesto semplice di protesta pacifica l’Indios non risponderà più agli ordini del bianco, ciò che rimane è quello sguardo pieno di rabbia e risentimento, ora misto a ribellione.

​Di Simona Rurale

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