MALDOROR - SPECIALE VENEZIA 81
Il contesto sociale di Maldoror è quello dei polizieschi italiani degli anni ‘70. La base, ed è evidente, è Umberto Lenzi e il suo Milano odia: la polizia non può sparare, ciò che cambia è la produzione e l’idea ossessiva, quella deriva dal cinema americano (quello migliore). Questo inusuale mix risulta vincente nel film di Fabrice Du Welz.
Paul Chartier (Anthony Bajon), giovane gendarme belga è a capo di Maldoror, un’unità segreta che deve eseguire un’indagine finalizzata al ritrovamento di due bambine scomparse e arrestare il loro rapitore. Nel mentre Paul sposa l’italiana Gina (Alba Gaïa Bellugi), ma l’ossessione per il caso non abbandonerà facilmente l’uomo, non permettendogli di vivere una vita spensierata.
Che mano quella di Du Welz, nella sua descrizione di istituzioni marce e singoli abbandonati, il regista belga riesce a creare un film di puro genere, come si facevano una volta. Esattamente come nel film di Lenzi, anche qui assistiamo alla genesi di un fascista. L’indimenticabile Henry Silva di Milano odia: la polizia non può sparare doveva stanare la follia omicida del personaggio di Tomas Millian, abbandonato dalla sua stessa istituzione l’uomo deciderà di farsi giustizia da solo.
Paul Chartier (Anthony Bajon), giovane gendarme belga è a capo di Maldoror, un’unità segreta che deve eseguire un’indagine finalizzata al ritrovamento di due bambine scomparse e arrestare il loro rapitore. Nel mentre Paul sposa l’italiana Gina (Alba Gaïa Bellugi), ma l’ossessione per il caso non abbandonerà facilmente l’uomo, non permettendogli di vivere una vita spensierata.
Che mano quella di Du Welz, nella sua descrizione di istituzioni marce e singoli abbandonati, il regista belga riesce a creare un film di puro genere, come si facevano una volta. Esattamente come nel film di Lenzi, anche qui assistiamo alla genesi di un fascista. L’indimenticabile Henry Silva di Milano odia: la polizia non può sparare doveva stanare la follia omicida del personaggio di Tomas Millian, abbandonato dalla sua stessa istituzione l’uomo deciderà di farsi giustizia da solo.
Maldoror è questo, è un Belgio distratto e poco lucido, un paese corrotto, marcio dall’interno, pronto a creare dei mostri, Il mostro per Du Welz è la giustizia privata e il ribaltamento dei ruoli. Nel suo poliziesco nessuno è realmente lucido, anche il personaggio di Paul continuerà a commettere errori spinto da un’ossessione personale nei confronti del caso, tutto degenererà quando l’uomo non vorrà più giustizia, ma soltanto mettersi apposto la coscienza.
Con delle sequenze di tensione calibrate al millimetro (eccezionale quella dei maiali), Du Welz fa esplodere tutto il suo talento in Maldoror, talento che avevamo già notato con le sue opere precedenti ma che qui si eleva, riuscendo a citare i maestri del passato ma senza perdere il proprio stile.
Maldoror è figlio di Umberto Lenzi e chi lo avrebbe mai detto che lo avremmo visto al Festival del cinema di Venezia. Una gioia per gli amanti del genere, quello vero.
Di Saverio Lunare
Con delle sequenze di tensione calibrate al millimetro (eccezionale quella dei maiali), Du Welz fa esplodere tutto il suo talento in Maldoror, talento che avevamo già notato con le sue opere precedenti ma che qui si eleva, riuscendo a citare i maestri del passato ma senza perdere il proprio stile.
Maldoror è figlio di Umberto Lenzi e chi lo avrebbe mai detto che lo avremmo visto al Festival del cinema di Venezia. Una gioia per gli amanti del genere, quello vero.
Di Saverio Lunare