MEMORY
Lei cerca in tutti i modi di dimenticare il suo passato, lui di ricordarlo. Ad unire Sylvia (Jessica Chastain) e Saul (Peter Sarsgaard) è la memoria, per la prima fonte di trauma causa un’infanzia all’insegna di abusi e una più recente dipendenza dall’alcool. Per Saul, invece, la memoria non esiste, la sua demenza gli causa continue amnesie che lo costringono ad essere continuamente sorvegliato.
L’incontro tra due dannati, tra due persone che, per motivazioni diverse, sono ai margini dell’esistenza, ma che soltanto insieme possono davvero completarsi e iniziare finalmente a vivere.
Sorprende che il regista di Memory sia Michel Franco. Il regista messicano si è fatto scoprire al pubblico grazie alle sue provocazioni cinematografiche. Le ultime due opere di Franco, anch’esse presentate al Festival del cinema di Venezia, sono duri attacchi alla sua Nazione natia. Se in Nuevo orden (2020) la borghesia veniva ribaltata dalla rabbia cittadina e in Sundown (2021) l’esplosione di violenza finale descriveva un Acapulco non così invitante per chi volesse passare il resto della vita in Messico, In Memory la violenza è fuori campo, è nella memoria di Sylvia ma non viene mai mostrata, viene subito in risalto il cambio di Franco in una pellicola interamente ambientata in USA, con attori simbolo della cinematografia hollywoodiana (come la lanciatissima Jessica Chastain).
L’incontro tra due dannati, tra due persone che, per motivazioni diverse, sono ai margini dell’esistenza, ma che soltanto insieme possono davvero completarsi e iniziare finalmente a vivere.
Sorprende che il regista di Memory sia Michel Franco. Il regista messicano si è fatto scoprire al pubblico grazie alle sue provocazioni cinematografiche. Le ultime due opere di Franco, anch’esse presentate al Festival del cinema di Venezia, sono duri attacchi alla sua Nazione natia. Se in Nuevo orden (2020) la borghesia veniva ribaltata dalla rabbia cittadina e in Sundown (2021) l’esplosione di violenza finale descriveva un Acapulco non così invitante per chi volesse passare il resto della vita in Messico, In Memory la violenza è fuori campo, è nella memoria di Sylvia ma non viene mai mostrata, viene subito in risalto il cambio di Franco in una pellicola interamente ambientata in USA, con attori simbolo della cinematografia hollywoodiana (come la lanciatissima Jessica Chastain).
Memory mette in scena la dolcezza, i baci, la voglia di stare con un’altra persona a tutti i costi, il regista messicano mostra una grande capacità sentimentale e un tocco sorprendente nel far appassionare lo spettatore ad una storia d’amore, che sì travagliata, piena di traumi e probabilmente impossibile, ma pur sempre una bellissima storia d’amore.
Certamente la pellicola soffre di una retorica già vista (siamo così diversi dagli altri che soltanto insieme possiamo capirci e amarci) ma le viene perdonata immediatamente, perché il film riesce a far breccia nello spettatore, a toccare i punti più intimi di ognuno di noi, e lo fa attraverso i corpi, i gesti, le pulsioni e i volti dei due protagonisti, mettendo in secondo piano le parole.
Il film, innalzato dalle grandi interpretazioni di una luccicante Chastain (nel suo miglior ruolo? Probabilmente) e di un Peter Sarsgaard folgorante, meritatamente premiato con la coppa Volpi nell’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia, è stata una sorpresa in positivo sia per chi conosce la cinematografia di Michel Franco e sia per chi si approccia la lavoro del regista messicano per la prima volta, sperando che non sia stato un semplice fuoco di paglia.
Di Saverio Lunare
Certamente la pellicola soffre di una retorica già vista (siamo così diversi dagli altri che soltanto insieme possiamo capirci e amarci) ma le viene perdonata immediatamente, perché il film riesce a far breccia nello spettatore, a toccare i punti più intimi di ognuno di noi, e lo fa attraverso i corpi, i gesti, le pulsioni e i volti dei due protagonisti, mettendo in secondo piano le parole.
Il film, innalzato dalle grandi interpretazioni di una luccicante Chastain (nel suo miglior ruolo? Probabilmente) e di un Peter Sarsgaard folgorante, meritatamente premiato con la coppa Volpi nell’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia, è stata una sorpresa in positivo sia per chi conosce la cinematografia di Michel Franco e sia per chi si approccia la lavoro del regista messicano per la prima volta, sperando che non sia stato un semplice fuoco di paglia.
Di Saverio Lunare