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MONA LISA AND THE BLOOD MOON

RECENSIONE

MONA LISA AND THE BLOOD MOON

Difficile etichettare in un solo genere l’ultima opera di Ana Lily Amirpour presentata in concorso alla 78ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Mona Lisa and the blood moon è un film dai tratti dark e fantasy con sprazzi di horror e commedia, incentrata ancora una volta (dopo A Girl Walks Home Alone at Night del 2014) su una protagonista “aliena” rispetto al mondo che la circonda.
Mona Lisa Lee (Jeon Jong-seo) è infatti una ragazza che grazie a dei poteri misteriosi riesce ad evadere dall’istituto psichiatrico in cui è stata reclusa per quasi tutta la vita. Una grande luna rossa illumina la città di New Orleans nella quale la ragazza trova presto ospitalità a casa di una spogliarellista e suo figlio, mentre un poliziotto sulle sue tracce viene subito avvertito da un biscotto della fortuna: “dimentica ciò che sai”

​La trama non è il pezzo forte di questa pellicola che è retta principalmente dalla regia squisitamente surreale, caratterizzata da un preciso uso di lenti grandangolari che distorcono la scena. Le linee distorte insieme ai volti dei personaggi, fanno da sfondo ad una New Orleans notturna dai colori acidi e vibranti, piena di neon colorati inquadrati attraverso ampi angoli di ripresa.
L’atmosfera surreale è amplificata dalle musiche originali di Daniele Luppi: una playlist vincente che passa dall’elettronica alla dance, fino ad arrivare all’heavy metal che si fonde perfettamente con la vita di questi personaggi nottambuli e borderline.

“Ci vediamo nel sequel” sussurra Fuzz (Ed Skrein), un dj e spacciatore, salutando Mona Lisa prima di partire. Ed è qui che vien da pensare che la regista abbia compiuto un’operazione volutamente caricaturale rispetto ad un genere come l’horror teen anni ‘80, con sprazzi di pulp e B-movie.

Rileggendo il genere attraverso una psichedelia moderna, la regista riesce a portare a termine un’opera che da sola poteva mancare di sostanza narrativa e drammaturgica.
Intelligente ma senza pretese, ne destruttura la forma anziché la sostanza, catapultandoci grazie al reparto tecnico in un’atmosfera pop, moderna e fresca.


Di Simona Rurale


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