MUFASA - IL RE LEONE
Davvero è questo ciò che di meglio la Disney ha da proporci su uno dei personaggi più iconici e apprezzati del proprio universo? Il prequel di Il Re Leone non soltanto delude per una scrittura maldestra, già vista (certo, non pretendiamo l’originalità assoluta per un prodotto del genere ma, almeno, un minimo di innovazione in più rispetto al classico stilema del viaggio di formazione con le solite dinamiche del caso) e poco focalizzata nell’analizzare realmente i rapporti tra i personaggi, con cambiamenti sentimentali velocissimi, in cui a regnare è la confusione.
Il tutto non viene di certo migliorato dalla regia di un Barry Jenkins che sembra non sentirsi mai a proprio agio nel gestire un prodotto pressoché d’animazione (anche se l’iperrealismo degli animali e delle ambientazioni può far sembrare che non sia così, ma il set era virtuale e gli animali ricostruiti ovviamente in computer grafica, quindi di reale c’è ben poco).
Durante una tempesta, la piccola Kiara, figlia del nuovo re Simba, resta sola all’interno di una caverna con il mandrillo Rafiki, Timon e Pumbaa. Il mandrillo inizia a narrare le avventure di Mufasa, il padre di Simba e nonno di Kiara. Disperso durante un giorno di piena, il piccolo leone verrà salvato da Taka, il primogenito del leone Obasi e futuro Re del proprio branco. Quando il branco di Obasi verrà attaccato da degli spietati leoni bianchi, Mufasa e Taka affronteranno un viaggio verso Milei, una mitologica terra rigogliosa.
Il tutto non viene di certo migliorato dalla regia di un Barry Jenkins che sembra non sentirsi mai a proprio agio nel gestire un prodotto pressoché d’animazione (anche se l’iperrealismo degli animali e delle ambientazioni può far sembrare che non sia così, ma il set era virtuale e gli animali ricostruiti ovviamente in computer grafica, quindi di reale c’è ben poco).
Durante una tempesta, la piccola Kiara, figlia del nuovo re Simba, resta sola all’interno di una caverna con il mandrillo Rafiki, Timon e Pumbaa. Il mandrillo inizia a narrare le avventure di Mufasa, il padre di Simba e nonno di Kiara. Disperso durante un giorno di piena, il piccolo leone verrà salvato da Taka, il primogenito del leone Obasi e futuro Re del proprio branco. Quando il branco di Obasi verrà attaccato da degli spietati leoni bianchi, Mufasa e Taka affronteranno un viaggio verso Milei, una mitologica terra rigogliosa.
L’acquisizione da parte della Disney del regista di Moonlight (2016) e Se la strada potesse parlare (2018) faceva presagire che Mufasa fosse basato sulle tematiche tanto care al regista pluripremiato. In parte ciò avviene (unicamente verso la fine del film), con un discorso molto semplice sull’importanza di avere un leader buono, capace di gestire democraticamente un popolo e non imporre la propria leadership soltanto per gerarchia (una sorte di ribaltamento di quanto visto nel classico d’animazione del 1994 in cui a comandare era la legge della natura e del branco, in cui il leone era al comando in quanto Re e in quanto animale più forte della giungla).
Per il resto Mufasa è l’ennesima prova che la saturazione dei prodotti del genere sta mandando in confusione la Disney (confusione artistica, non di certo di botteghino dato che il film sarà probabilmente il campione d’incassi della stagione natalizia); una confusione su ciò che di realmente originale si può fare attraverso i live action (o presunti tali). Perché se le critiche dovute al rifacimento dei classici Disney hanno portato ad un’opera inedita come Mufasa, evidentemente il problema non era sulla possibilità di toccare o no i classici dell’infanzia di molti, ma su cosa realmente la Disney ha ancora da dire attraverso questi film privi di personalità e mordente.
Di Saverio Lunare
Per il resto Mufasa è l’ennesima prova che la saturazione dei prodotti del genere sta mandando in confusione la Disney (confusione artistica, non di certo di botteghino dato che il film sarà probabilmente il campione d’incassi della stagione natalizia); una confusione su ciò che di realmente originale si può fare attraverso i live action (o presunti tali). Perché se le critiche dovute al rifacimento dei classici Disney hanno portato ad un’opera inedita come Mufasa, evidentemente il problema non era sulla possibilità di toccare o no i classici dell’infanzia di molti, ma su cosa realmente la Disney ha ancora da dire attraverso questi film privi di personalità e mordente.
Di Saverio Lunare