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NAPOLEON

RECENSIONE

 NAPOLEON

Napoleon di Ridley Scott non è un film sulla Francia. Dalla decapitazione di Maria Antonietta, fino alla disfatta di Waterloo, passando dalla vittoria di Austerlitz e dalla inguardabile campagna bellica in Russia, è tutto mostrato dal punto vista di Napoleone. Ogni vittoria è sua, non della Francia, e tutte le sconfitte, sono le sue sconfitte.

Ad essere eccezionale in Napoleon è il modo in cui Scott ci mostra le azioni dell’imperatore francese e quanto queste compiacciano il suo ego. Nulla di ciò che Napoleone ha fatto è stato svolto per la sua Nazione, ed è per questo che il regista e lo sceneggiatore David Scarpa si soffermano molto sul rapporto con la moglie Giuseppina (una fantastica Vanessa Kirby) e sui problemi personali (la mancata nascita di un erede) dell’imperatore.
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Joaquin Phoenix interpreta un Napoleone che osserva l’esecuzione di Maria Antonietta conscio che non sarà l’ultima monarchia del Paese, che presto sarà lui a comandare, perché come il duca di Wellington dice durante la battaglia di Waterloo (per ovvie ragioni l’ultimo conflitto del film) "Non sa fare altro ". Ed è esattamente così, Il Napoleone di Ridley Scott non sa fare nulla, nulla se non mandare a morte migliaia di persone del proprio Paese attraverso guerre che vinte o perse, sono un modo per sentirsi più importante di quanto in realtà, per capacità di stare al mondo, si è.
Picture
I conflitti sono messi in scena con epicità, ma senza mai estetizzarli, senza mai perdere il focus su ciò che domina nelle guerre, su l’unica cosa che conta: la morte. Ed è emblematica la battaglia di Austerlitz, dove i corpi insanguinati si fondono con l’acqua ghiacciata in una sequenza semplicemente magistrale.
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Napoleone comanda le guerre, ma dentro le mura domestiche è Giuseppina ad avere lo scettro, sia dal punto di vista sessuale (guarda altrove, pensando a chissà chi, mentre Napoleone la penetra) sia sotto quello sentimentale. A stento riesce a trattenere le risate, incredula e rabbiosa, quando deve firmare il divorzio, sostanzialmente perché non riesce ad avere più prole, ma la sua leadership nei confronti di Napoleone non cesserà, nemmeno dopo la sua morte.

È il ritorno di un grande regista, che dopo il passo falso (e che passo falso) di House of Gucci, riesce a rappresentare una delle persone più importanti dell’umanità senza mettere da parte il suo sguardo, la sua idea di cinema, di potere e di rapporto con l’altro sesso. È questo a funzionare in Napoleon, e chissenefrega se viene meno la veridicità storica, l’importante è che ad emergere sia il grande cinema.


Di Saverio Lunare

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