Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

NOSFERATU

RECENSIONE

NOSFERATU

Eggers ha riportato Nosferatu allo stato primordiale, quello di bestia assetata di sangue, carne e corpi. Nessun romanticismo alla base, nessun vampiro attraente o sexy: qui la passione è puramente carnale, qualcosa che riguarda il sesso e il soddisfacimento delle voglie. Il tutto è narrato senza mai stravolgere il classicismo del racconto (che, come ben sapete, è una variazione del Dracula di Bram Stoker, un cambiamento finalizzato a raggirare i diritti d’autore non concessi all’epoca).

La storia di Nosferatu è la stessa messa in scena da Murnau prima e da Herzog poi, ma ciò che sorprende è come sia i due registi tedeschi, che Eggers abbiano creato un’opera nuova, totalmente diversa dalla precedente per stile (espressionista Murnau, naturalista Herzog) e tematiche messe in gioco. Se nel capolavoro del 1922 il male portato in scena dal Nosferatu di Max Schreck era finalizzato al terrore comunitario, evidenziando la metafora stokeriana sull’arrivo della peste. In Herzog il Nosferatu di Klaus Kinski era quasi fievole, dolce, educato, romantico. Nel Nosferatu di Robert Eggers è pura bestialità: l’aspetto del conte Orlok di Skarsgård ci viene mostrato lentamente, prima attraverso la sua voce portentosa, che non appartiene palesemente a questo mondo, ma è oscura, solenne, millenaria; successivamente ci vengono mostrate parti del corpo del vampiro, partendo dalle sue mani, proseguendo con il suo volto e il suo corpo.

Nosferatu è in decomposizione, è carne putrefatta, non possiede né lo charme del Gary Oldman del Dracula di Francis Ford Coppola, né la pacatezza di quello di Kisnki. Al netto del suo aspetto ripugnante, da dove nasce il suo rapporto con Ellen (Lily-Rose Depp)? Graziosa dama e moglie di Thomas Hutter (Nicholas Hoult) un agente immobiliare, mandato a trattare in Transilvania con il conte Orlok per una vendita di una proprietà nella città di Wisborg. È qui che Eggers aggiunge un dettaglio alla storia classica, lo fa nella magistrale sequenza iniziale, in cui Ellen si rapporta con Nosferatu ben prima del matrimonio con Thomas, lo fa per una ricerca di piacere, di una soddisfazione sessuale che soltanto un essere ultraterreno può darle. Una sequenza che mette subito in chiaro le cose, il Nosferatu di Eggers è soprattutto un’analisi sul corpo, sull’attrazione verso il male e sull’impossibilità di sfuggire da questa morbosità verso qualcosa di sbagliato, di comunemente rappresentato come cattivo.
Picture
Eggers decide di non elemosinare nella messa in scena, facendo percepire allo spettatore ogni singola penetrazione, scambio di saliva e di sangue, mettendo al centro la bestialità del rapporto tra Ellen e Nosferatu. Utilizza il personaggio di Thomas come espediente per rappresentare il limite che ha l’essere umano nei confronti di qualcosa di ultraterreno. Non a caso Ellen provocherà l’uomo sussurrandogli che non la potrà mai soddisfare come fa Nosferatu, perché la carne umana ha un limite e Ellen ha deciso di volere qualcosa di più. Una decisione dettata anche dal contesto pudico dell’Europa ottocentesca, in una teorizzazione della psiche femminile simile a quella di Thomasin (Anya Taylor-Joy) di The Vvitch (2015), l’esordio del regista. Anche lì l’oppressione portava alla ricerca del male, di un soddisfacimento sessuale che soltanto qualcosa di satanico poteva adempiere.

Nosferatu è il film più produttivamente impattante di Robert Eggers, un proseguimento di The Northman (2022) sotto il punto di vista della fattura da grande kolossal hollywoodiano. Sorprende come il regista si trovi a suo agio nel muovere l’industria a suo servizio, di portare a termine una grande produzione Universal senza mai snaturarsi, senza mai scendere a compromessi visivi, non scontato per uno che è partito dalle piccole produzioni dell’allora neonata A24.

Nosferatu è grandissimo cinema, lo è in ogni scelta visiva, narrativa, fotografica e registica; lo è, anche, sotto il punto di vista interpretativo e produttivo; il film di Eggers rappresenta il modo ideale su come rimodellare un grande classico (nonché un capolavoro) del passato e farlo proprio, con immagini (vedasi l’ultima, sublime, inquadratura) e sequenze che entreranno nell’immaginario orrorifico moderno.

​Di Saverio Lunare

Email

[email protected]