PAST LIVES
La Corea è un Paese che da sempre lotta per cercare una propria identità. Dopo l’occupazione del Giappone, la guerra tra le due Coree e l’occupazione americana oggi è un paese profondamente segnato da traumi interni, alla ricerca della propria identità culturale. Questa identità culturale, questo profondo attaccamento alle proprie radici è il fulcro di Past Lives, un film che solo sulla superfice si mostra come una storia d’amore fra un uomo e una donna, ma che se si guarda da vicino si rivela essere una storia d’amore tra una donna e la Corea, tra le persone e le loro radici storiche e culturali che ti rendono ciò che sei.
Nora (Greta Lee) e Hae Sung (Teo Yoo) sono due amici d’infanzia costretti a separarsi dopo che la famiglia di Nora emigra dalla Corea del Sud. Anni dopo si ritrovano, passano giornate intere a videochiamarsi ma entrambi sanno che in quel momento delle loro vite sarebbe impossibile stare insieme. Il destino vorrà che il loro primo incontro accadrà decenni dopo, a New York da adulti, lei sposata con un americano e lui in pausa con la sua ragazza coreana.
Nora (Greta Lee) e Hae Sung (Teo Yoo) sono due amici d’infanzia costretti a separarsi dopo che la famiglia di Nora emigra dalla Corea del Sud. Anni dopo si ritrovano, passano giornate intere a videochiamarsi ma entrambi sanno che in quel momento delle loro vite sarebbe impossibile stare insieme. Il destino vorrà che il loro primo incontro accadrà decenni dopo, a New York da adulti, lei sposata con un americano e lui in pausa con la sua ragazza coreana.
Past Lives si concentra su questo fatidico incontro in cui - citando la regista stessa - “il tuo passato, il tuo presente e il tuo futuro si incontrano”. La regista, ispirata ad un evento da lei stessa vissuto, racconta la storia d’amore mai sbocciata e allo stesso tempo mai finita tra Nora e Hae, due amici d’infanzia che si sono ritrovati e che fantasticano su quello che sarebbero potuti essere in questa o nella scorsa vita, ma sempre consapevoli e grati di ciò che sono.
Una storia d’amore che non ha bisogno del lieto fine a cui siamo abituati tipicamente americano nel suo sembrare una favola fantastica, perchè questa non è una storia d’amore come le altre. E’ una storia di amore per la propria cultura e le proprie origini che, metaforicamente rappresentate da Hae, torneranno sempre e faranno per sempre parte di te.
Una notte Arthur (John Magaro) il marito americano della donna, le rivela che e a volte parla nel sonno sussurrando parole in coreano da lui incomprensibili. Questo gli ricorda che c’è una parte dentro di lei che per l’uomo è inaccessibile, un luogo di lei che ha profondamente a che fare con le sue radici e la sua “vita passata” con cui deve imparare a convivere.
"Ero seduta lì tra questi due uomini che mi amavano in modi diversi, in due lingue diverse e due culture diverse. E io ero l’unico motivo per cui questi due uomini parlavano tra loro. C’è qualcosa di quasi fantascientifico in questo. Ti senti come qualcuno che può trascendere la cultura, il tempo, lo spazio e la lingua."
Di Simona Rurale
Una storia d’amore che non ha bisogno del lieto fine a cui siamo abituati tipicamente americano nel suo sembrare una favola fantastica, perchè questa non è una storia d’amore come le altre. E’ una storia di amore per la propria cultura e le proprie origini che, metaforicamente rappresentate da Hae, torneranno sempre e faranno per sempre parte di te.
Una notte Arthur (John Magaro) il marito americano della donna, le rivela che e a volte parla nel sonno sussurrando parole in coreano da lui incomprensibili. Questo gli ricorda che c’è una parte dentro di lei che per l’uomo è inaccessibile, un luogo di lei che ha profondamente a che fare con le sue radici e la sua “vita passata” con cui deve imparare a convivere.
"Ero seduta lì tra questi due uomini che mi amavano in modi diversi, in due lingue diverse e due culture diverse. E io ero l’unico motivo per cui questi due uomini parlavano tra loro. C’è qualcosa di quasi fantascientifico in questo. Ti senti come qualcuno che può trascendere la cultura, il tempo, lo spazio e la lingua."
Di Simona Rurale