PERFECT DAYS
Lo sguardo di Wim Wenders in Perfect Days si posa con la stessa dignità e delicatezza sia sul verde delle foglie degli alberi di Tokyo che sui gabinetti della città, puliti e igienizzati con un’insolita cura e minuziosità dall’inserviente protagonista.
Wim Wenders torna a Tokyo ad omaggiare Ozu, con un film che si ispira al maestro attraverso un racconto sulla semplicità delle giornate, sull’umiltà delle persone, l’esaltazione delle piccole cose, che poi banalmente piccole non sono per davvero. Può sembrare retorico per uno sguardo occidentale, può sembrare banale per chi si approccia in modo cinico e razionale alla vita, ma c’è della sincera tenerezza e purezza nel modo in cui Wim Wenders inquadra la routine del protagonista.
La mattina Hirayama si sveglia sempre con il suono della scopa che spazza via le foglie fuori dalla sua finestra, innaffia le piantine nel soggiorno, indossa la sua tuta da lavoro “The Tokyo Toilet”, prende un caffè dal distributore fuori casa ed entrato sulla sua camionetta non gli resta che decidere quale audiocassetta ascoltare. Ha una collezione invidiabile che passa da Lou Reed, a Patti Smith, fino ad arrivare ai The Animals. Ascolta "The House of the Rising Sun" mentre il sole sorge sulla città di Tokyo.
Wim Wenders torna a Tokyo ad omaggiare Ozu, con un film che si ispira al maestro attraverso un racconto sulla semplicità delle giornate, sull’umiltà delle persone, l’esaltazione delle piccole cose, che poi banalmente piccole non sono per davvero. Può sembrare retorico per uno sguardo occidentale, può sembrare banale per chi si approccia in modo cinico e razionale alla vita, ma c’è della sincera tenerezza e purezza nel modo in cui Wim Wenders inquadra la routine del protagonista.
La mattina Hirayama si sveglia sempre con il suono della scopa che spazza via le foglie fuori dalla sua finestra, innaffia le piantine nel soggiorno, indossa la sua tuta da lavoro “The Tokyo Toilet”, prende un caffè dal distributore fuori casa ed entrato sulla sua camionetta non gli resta che decidere quale audiocassetta ascoltare. Ha una collezione invidiabile che passa da Lou Reed, a Patti Smith, fino ad arrivare ai The Animals. Ascolta "The House of the Rising Sun" mentre il sole sorge sulla città di Tokyo.
Hirayama non è un uomo di molte parole, parla solo quando è necessario, che nel suo caso avviene molto raramente. Impegnato a pulire i gabinetti di Tokyo con una cura spropositata, (“Perchè ti impegni così tanto?” è quel che gli domanda il suo giovane collega annoiato), l’uomo proferisce parola solo quando ce n’è bisogno. Per aiutare un bambino che si è perso, per salutare e ringraziare entrato in un negozio di dischi, per confortare e ridere con un amico malato terminale. L’essenzialità ed il minimalismo della vita di Hirayama risiede anche nel suo essere.
Non c’è l’ombra di una vena compassionevole o patetica nello sguardo di Wim Wenders che passa da un uomo che pulisce una toilette pubblica ai rami in cielo. C’è qualcosa di trascendentale che lega tutto quanto in modo poetico e indecifrabile, come l’orgoglio che vediamo negli occhi di un uomo che è appagato nell’offrire un servizio pubblico in modo impeccabile, sicuro che, seppur nel suo piccolo, sta facendo qualcosa per la comunità. Questo, se vogliamo, è un atto fortemente politico.
È un atto politico decidere di essere felici con quello che si ha, è uno sguardo politico quello di Wim Wenders sui grattacieli di Tokyo in contrapposizione all’abitazione umile del protagonista, è un incontro politico quello con la sorella (scortata dall’autista su una bella auto), per chiedere al fratello “È vero che pulisci i gabinetti?”; “Si.” - risponde Hirayama.
Impossibile scoprire il suo passato: forse viene da una famiglia benestante, forse è una sua decisione quella di estraniarsi da quei palazzi o forse è la società ad averlo estraniato al contrario della sorella. Non si sa e non è importante perchè come dice alla nipote: “adesso è adesso”, è un uomo che vive nel presente e assorbe con felicità tutte le piccole cose che il presente può offrirgli.
E così, ridendo e piangendo sulle note di Feeling Good di Nina Simone, sorge il sole ed è un nuovo giorno. È un nuovo giorno perfetto per Hirayama.
Di Simona Rurale
Non c’è l’ombra di una vena compassionevole o patetica nello sguardo di Wim Wenders che passa da un uomo che pulisce una toilette pubblica ai rami in cielo. C’è qualcosa di trascendentale che lega tutto quanto in modo poetico e indecifrabile, come l’orgoglio che vediamo negli occhi di un uomo che è appagato nell’offrire un servizio pubblico in modo impeccabile, sicuro che, seppur nel suo piccolo, sta facendo qualcosa per la comunità. Questo, se vogliamo, è un atto fortemente politico.
È un atto politico decidere di essere felici con quello che si ha, è uno sguardo politico quello di Wim Wenders sui grattacieli di Tokyo in contrapposizione all’abitazione umile del protagonista, è un incontro politico quello con la sorella (scortata dall’autista su una bella auto), per chiedere al fratello “È vero che pulisci i gabinetti?”; “Si.” - risponde Hirayama.
Impossibile scoprire il suo passato: forse viene da una famiglia benestante, forse è una sua decisione quella di estraniarsi da quei palazzi o forse è la società ad averlo estraniato al contrario della sorella. Non si sa e non è importante perchè come dice alla nipote: “adesso è adesso”, è un uomo che vive nel presente e assorbe con felicità tutte le piccole cose che il presente può offrirgli.
E così, ridendo e piangendo sulle note di Feeling Good di Nina Simone, sorge il sole ed è un nuovo giorno. È un nuovo giorno perfetto per Hirayama.
Di Simona Rurale