PETER VON KANT
Peter Von Kant, del prolifico François Ozon è finalmente arrivato anche in Italia. Il regista francese rielabora il cinema di Fassbinder (autore del capolavoro Le lacrime amare di Petra Von Kant) in chiave più colorata e pop, come già le grafiche warholliane sulle locandine possono suggerire.
Il film ribalta al maschile il materiale d’origine a partire dal protagonista Denis Ménochet che vediamo nei panni di un potente regista all’apice del successo, come un grottesco alter-ego fassbinderiano. Sidonie è la sua migliore amica che, interpretata da una raggiante Isabelle Adjani, intona una canzone che racchiude il senso dell’intero film “Each Man Kills the Thing He Loves”.
Ogni uomo uccide ciò che ama esattamente come farà Peter nei confronti della sua nuova fiamma Amir Ben Salem (Khalil Gharbia) un ragazzo appena ventenne di cui si innamorerà follemente. Ma è davvero amore ciò che uccide?
Su questo ragiona il film di Ozon in modo molto più esplicito, con molte più urla, con molto più sesso, con molta più droga, con molti più isterismi rispetto all’elegante e psicologico gioco di potere sussurrato del film su cui si basa. Ma attenzione, forse è proprio questo il bello. Si tratta infatti di un’operazione dichiaratamente pop e sopra le righe che a tratti ironizza affettuosamente su di sé, giocando con un cinema apertamente amato dal regista francese in un gioco meta-cinematografico, come nel momento in cui la musa di Fassbinder, Hannah Schygulla che qui interpreta la madre del protagonista alter-ego, intona una ninna nanna per calmarlo e curargli le sue ferite d’amore.
Ozon mette in scena una dolce fantasia biografica, glorificando e poi dissacrando una figura leggendaria per poi liberarla. Il cinema cristallizza e riporta in vita ciò che non c’è più: le immagini di un giovane amato che ti ha lasciato o quelle di un grande regista che grazie alle stesse sarà immortale.
Di Simona Rurale
Il film ribalta al maschile il materiale d’origine a partire dal protagonista Denis Ménochet che vediamo nei panni di un potente regista all’apice del successo, come un grottesco alter-ego fassbinderiano. Sidonie è la sua migliore amica che, interpretata da una raggiante Isabelle Adjani, intona una canzone che racchiude il senso dell’intero film “Each Man Kills the Thing He Loves”.
Ogni uomo uccide ciò che ama esattamente come farà Peter nei confronti della sua nuova fiamma Amir Ben Salem (Khalil Gharbia) un ragazzo appena ventenne di cui si innamorerà follemente. Ma è davvero amore ciò che uccide?
Su questo ragiona il film di Ozon in modo molto più esplicito, con molte più urla, con molto più sesso, con molta più droga, con molti più isterismi rispetto all’elegante e psicologico gioco di potere sussurrato del film su cui si basa. Ma attenzione, forse è proprio questo il bello. Si tratta infatti di un’operazione dichiaratamente pop e sopra le righe che a tratti ironizza affettuosamente su di sé, giocando con un cinema apertamente amato dal regista francese in un gioco meta-cinematografico, come nel momento in cui la musa di Fassbinder, Hannah Schygulla che qui interpreta la madre del protagonista alter-ego, intona una ninna nanna per calmarlo e curargli le sue ferite d’amore.
Ozon mette in scena una dolce fantasia biografica, glorificando e poi dissacrando una figura leggendaria per poi liberarla. Il cinema cristallizza e riporta in vita ciò che non c’è più: le immagini di un giovane amato che ti ha lasciato o quelle di un grande regista che grazie alle stesse sarà immortale.
Di Simona Rurale