PIGGY
Il nuovo film di Carlota Pereda nasce come cortometraggio nel 2018 per poi espandersi e diventare un lungo nel 2023. Un horror con sfumature thriller che tocca i temi dell’adolescenza: bullismo, insicurezze e depressione, per esplodere in un revenge-movie dalle tinte splatter e slasher.
Sara (Laura Galán) vive in un piccolo paese spagnolo, lavora nella macelleria dei suoi genitori scrutando i suoi coetanei divertirsi attraverso la vetrina del negozio. Le ragazze del paese la chiamano “Piggy” e ridono del suo corpo scattandole foto di nascosto per condividerle sui social. Da vittima diventerà complice di un carnefice quando le stesse ragazze verranno rapite da un assassino sotto i suoi occhi, senza che lei faccia nulla per salvarle.
Queste sono le premesse interessanti di un film che - nonostante una sceneggiatura poco approfondita, che forse avrebbe potuto spingersi ancora oltre ed indagare ancora di più alcuni rapporti - merita di essere visto. La mano della regista spagnola è in grado di creare immagini suggestive, il corpo della ragazza non è inquadrato con voyerismo degradante, la camera non indugia su di esso con morbosità, ma si concentra piuttosto sulle sue emozioni e su ciò che ha dentro prima di ciò che è fuori.
Sara (Laura Galán) vive in un piccolo paese spagnolo, lavora nella macelleria dei suoi genitori scrutando i suoi coetanei divertirsi attraverso la vetrina del negozio. Le ragazze del paese la chiamano “Piggy” e ridono del suo corpo scattandole foto di nascosto per condividerle sui social. Da vittima diventerà complice di un carnefice quando le stesse ragazze verranno rapite da un assassino sotto i suoi occhi, senza che lei faccia nulla per salvarle.
Queste sono le premesse interessanti di un film che - nonostante una sceneggiatura poco approfondita, che forse avrebbe potuto spingersi ancora oltre ed indagare ancora di più alcuni rapporti - merita di essere visto. La mano della regista spagnola è in grado di creare immagini suggestive, il corpo della ragazza non è inquadrato con voyerismo degradante, la camera non indugia su di esso con morbosità, ma si concentra piuttosto sulle sue emozioni e su ciò che ha dentro prima di ciò che è fuori.
Quel che ne risulta è un film sicuramente interessante che doveva spingere di più su ciò che lo rende tale. Il rapporto tra Sara e sua mamma per esempio: uno scontro generazionale di amore nascosto e odio urlato, genitori che non capiscono i figli e viceversa. Così come ciò che doveva essere il fulcro del film, ovvero il rapporto tra Sara e il serial killer. Un rapporto poco convincente, che nasce senza parole, solo con gli sguardi in modo inquietante e suggestivo, per poi morire troppo in fretta senza profondità.
Piggy nonostante ciò è un film a cui vale la pena dare una possibilità, la regista fa emergere la cattiveria insita nelle persone, l’incoscienza e l’irrazionalità che non è presente solamente negli adolescenti ma è insita in tutti noi. L’adolescenza può essere terrificante e Piggy, zoppicando, ne vuole essere la prova.
Di Simona Rurale
Piggy nonostante ciò è un film a cui vale la pena dare una possibilità, la regista fa emergere la cattiveria insita nelle persone, l’incoscienza e l’irrazionalità che non è presente solamente negli adolescenti ma è insita in tutti noi. L’adolescenza può essere terrificante e Piggy, zoppicando, ne vuole essere la prova.
Di Simona Rurale