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QUATTRO FIGLIE

RECENSIONE

QUATTRO FIGLIE - SPECIALE BIOGRAFILM 2024

​L’importanza di raccontare una storia utilizzando qualsiasi forma narrativa necessaria: quando serve il documentario si utilizza il documentario, quando è necessario optare per la finzione si passa alla finzione, e quando servono video d’archivio si utilizzano i video d’archivio. In Quattro Figlie nessuna forma narrativa ha più valore dell’altra; tutto è amalgamato alla perfezione con lo scopo di condividere attraverso il cinema (mezzo in cui confluiscono tutte queste forme) un racconto.

La regista Kaouther Ben Hania ibrida il documentario e la fiction per raccontare la storia di Olfa e delle sue figlie: Ghofrane, Rahma, Eya e Tayssir; le prime due sono scomparse per convertirsi allo Stato Islamico e dunque vengono interpretate da due attrici professioniste: Ichraq Matar e Nour Karoui che ricostruiscono gli eventi più importanti della vita del nucleo famigliare di Olfa.
Mentre le due figlie più piccole decidono di interpretare sempre loro stesse nelle ricostruzioni, Olfa si alterna tra la vera Olfa e un’attrice: Hend Sabry, che ha lo scopo di interpretare le sequenze più forti.
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L’opera di Kaouther Ben Hania non soltanto è un’impattante riflessione sulla società tunisina, sull’oppressione che trasforma le persone e sulla figura femminile nella Nazione; ciò che sorprende maggiormente è l’incredibile teoria cinematografica che si cela dietro Quattro Figlie. Quanto è importante il linguaggio cinematografico, indipendentemente dallo stile e dal genere che si utilizza?
Picture
​La stessa Eya, la terza figlia di Olfa, nel ricostruire un momento dal forte impatto emotivo dove racconta degli abusi perpetrati dal nuovo compagno di Olfa: Wissem (interpretato da Majd Mastouara, che recita il ruolo di ogni personaggio maschile del racconto) dice, osservando in camera, che è fondamentale per lei raccontare quei momenti, mettere in scena ciò che l’uomo era e ha fatto; realizzando (inconsapevolmente) un momento di grandioso cinema.

Una storia che riflette sulla società partendo da un racconto apparentemente privato, in cui non si giudica l’oppressione che Olfa ha rifilato alle proprie figlie (allontanandole), ma si analizza un retaggio generazionale, una catena che, come Hend Sabry dice ad Olfa, dev’essere spezzata dalle nuove generazioni, quella di Eya e Tayssir.

Probabilmente l’unico modo per raccontare la storia di Olfa e delle sue figlie era questo: instaurando un rapporto personale e mettendo in evidenza quanto sia fondamentale un mezzo come il cinema per condividere sé stesse.

​Di Saverio Lunare

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