RACCONTO DI DUE STAGIONI
Quanta teoria cinematografica è presente nell’ultima pellicola di Nuri Bilge Ceylan. Il grande regista turco non soltanto è capace di piegare le regole registiche a suo piacimento, ma in quest’opera dimostra di saperlo fare anche con quelle narrative.
Presentato all'76ª edizione del Festival del cinema di Cannes dove ha trionfato con la Palma alla miglior attrice (Merve Dizdar), Racconto di due stagioni è nelle sale italiane dal 20 giugno. Non lasciatevi intimorire dalla durata dell'opera, perché ancora una volta Nuri Bilge Ceylan è riuscito nell'impresa di creare una pellicola sì complessa ma dall'incredibile qualità riflessiva, capace di lasciare nello spettatore un quantitativo di interrogativi impressionante.
Racconto di due stagioni ci mostra un evento che da subito pensiamo sia quello principale: l’accusa mossa a due professori (Deniz Celiloğlu e Musab Ekici) di comportamenti inappropriati nei confronti di due studentesse; nel corso della narrazione questo avvenimento sembra essere messo da parte per concentrarsi sul rapporto dei due professori con Nuray (Merve Dizdar), anch’essa professoressa e nel mentre c’è sempre un fil-rouge che lega gli eventi: l’ambiente di provincia dove non accade mai nulla e dove sono presenti soltanto due stagioni: l’inverno e l’estate.
Vari sono i momenti di grande cinema, soprattutto dal punto di vista tecnico. Una regia, quella di Ceylan, che sa esattamente quando farsi notare e quando nascondersi, quando è giusto che lo spettatore si stacchi dal racconto (addirittura Ceylan lo fa diegeticamente facendo attraversare all’attore protagonista il set cinematografico, in uno straniante piano sequenza) e quando invece lo spettatore dev’essere totalmente immerso nella narrazione del film (un incontro con conseguente dialogo a cena è da manuale).
Presentato all'76ª edizione del Festival del cinema di Cannes dove ha trionfato con la Palma alla miglior attrice (Merve Dizdar), Racconto di due stagioni è nelle sale italiane dal 20 giugno. Non lasciatevi intimorire dalla durata dell'opera, perché ancora una volta Nuri Bilge Ceylan è riuscito nell'impresa di creare una pellicola sì complessa ma dall'incredibile qualità riflessiva, capace di lasciare nello spettatore un quantitativo di interrogativi impressionante.
Racconto di due stagioni ci mostra un evento che da subito pensiamo sia quello principale: l’accusa mossa a due professori (Deniz Celiloğlu e Musab Ekici) di comportamenti inappropriati nei confronti di due studentesse; nel corso della narrazione questo avvenimento sembra essere messo da parte per concentrarsi sul rapporto dei due professori con Nuray (Merve Dizdar), anch’essa professoressa e nel mentre c’è sempre un fil-rouge che lega gli eventi: l’ambiente di provincia dove non accade mai nulla e dove sono presenti soltanto due stagioni: l’inverno e l’estate.
Vari sono i momenti di grande cinema, soprattutto dal punto di vista tecnico. Una regia, quella di Ceylan, che sa esattamente quando farsi notare e quando nascondersi, quando è giusto che lo spettatore si stacchi dal racconto (addirittura Ceylan lo fa diegeticamente facendo attraversare all’attore protagonista il set cinematografico, in uno straniante piano sequenza) e quando invece lo spettatore dev’essere totalmente immerso nella narrazione del film (un incontro con conseguente dialogo a cena è da manuale).
Narrativamente sono molte le domande che pervadono lo spettatore, sia durante che a termine della pellicola; l’ambiguità del personaggio principale che sembra rapportarsi con i bambini come se fossero adulti e con gli adulti come se fossero bambini è costante per tutto il film. L’uomo che di mestiere fa il professore sembra non riuscire ad essere equilibrato nei rapporti sociali, disequilibrio che sembra essere frutto del paesaggio oppressivo, dove infinite distese di neve hanno, nella psicologia dei personaggi, l’effetto opposto rispetto a quello dispersivo, creando dei rapporti sociali schiaccianti e artificiali.
Un film complesso sia nella realizzazione che nella ricezione, ma che mostra quanto tecnicamente mostruoso sia Nuri Bilge Ceylan e quanto il suo cinema non possa essere replicabile da nessun’altro regista.
Di Saverio Lunare
Un film complesso sia nella realizzazione che nella ricezione, ma che mostra quanto tecnicamente mostruoso sia Nuri Bilge Ceylan e quanto il suo cinema non possa essere replicabile da nessun’altro regista.
Di Saverio Lunare