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SANCTUARY

RECENSIONE

SANCTUARY

Un thriller psicologico dalle atmosfere hitchcockiane, un gioco con delle regole ben precise: chi le detta ha il potere. Questo è Sanctuary: un gioco al massacro (psicologico) confinato per un’ora e trenta in una camera d’hotel.

Margaret Qualley è una affascinante ed esplosiva Rebecca, ragazza che il facoltoso Hal (Christopher Abbott) assume come dominatrice. I due insieme sfogano le loro fantasie di potere finché la grande azienda del padre non viene ereditata dall’uomo che sarà costretto a mettere da parte le fantasie e rientrare nel ruolo prestigioso che gli è da sempre stato assegnato.

La forza di Sanctuary sta proprio nella riuscita creazione di un microcosmo. Una sola camera d’hotel che diventa un ring di emozioni, nella quale a turno i due danno sfogo al loro vero io. Un luogo chiuso in cui chi domina subito dopo può venire dominato, e nella quale la regia - a volte un poco virtuosistica e schizzata come i personaggi - gioca un ruolo fondamentale. I personaggi (soprattutto quello di Hal) non sono solo delimitati dallo spazio. È il modo in cui Zachary Wigon indugi sui primi piani stringendo ancora e ancora, che rende ancora più chiaro come si voglia riflettere sull’immobilità e la costrizione in ruoli predefiniti. Gabbie che diventano sempre più strette, ruoli per cui siamo inadatti che non vogliamo ammettere di odiare nemmeno a noi stessi.

​È proprio nell’insistenza ipnotica e stravagante di Rebecca (fenomenale la scena di ballo che ricorda tanto lo spot di Spike Jonze sempre da lei interpretato), tanto folle quanto sincera sarà proprio lei che avrà il compito di sintonizzare chi siamo dentro con chi siamo fuori. “Qui dentro è l’unica cosa reale della tua vita” è una frase che sintetizza questo concetto. Ed è proprio nel momento in cui le maschere cadono e ci spostiamo nel ruolo che nessuno ha scritto per noi ma in cui stiamo bene, proprio in quel momento il rapporto asimmetrico si eguaglia. In un’ottica politica è interessante il fatto che sia la donna a suggerire all’uomo tutto questo. L’uguaglianza nasce dalla democrazia nel momento in cui ognuno è libero di essere chi è realmente.

Di Simona Rurale


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