SATURDAY NIGHT
L’idea migliore del film di Jason Reitman è l’associazione tra il Saturday Night Live e la Polaroid, due creazioni rivoluzionarie e simbolo del capitalismo americano anni ‘70. Reitman riesce ad affiancarli attraverso una sequenza dove la Polaroid, tanto rinnegata prima in quanto oggetto da sponsorizzare, diventa necessaria: bisogna cristallizzare un momento fondamentale della televisione americana, e quale strumento migliore se non una macchina fotografica capace di restituire immediatamente quell’istante.
Ad impugnare quella Polaroid è Cooper Hoffman nei panni di Dick Ebersol, giovane produttore che ha creduto per primo nell’idea di Lorne Michaels (Gabriel LaBelle), quella di uno show pieno di comici, musicisti e artisti giovanissimi. Un contenitore di sketch comici (e non scenette, come Michaels ci tiene a sottolineare) da mandare in onda il sabato sera in seconda serata. Jason Reitman ci trasporta all’interno della preparazione della prima messa in onda del Saturday Night Live, dove il programma sembra essere più un gabbia di matti che una produzione televisiva, sarà compito di Lorne Michaels quello di convincere David Tebet (Willem Dafoe) a mandare in live il Saturday Night, piuttosto che l’ennesimo episodio registrato del Tonight Live.
Ad impugnare quella Polaroid è Cooper Hoffman nei panni di Dick Ebersol, giovane produttore che ha creduto per primo nell’idea di Lorne Michaels (Gabriel LaBelle), quella di uno show pieno di comici, musicisti e artisti giovanissimi. Un contenitore di sketch comici (e non scenette, come Michaels ci tiene a sottolineare) da mandare in onda il sabato sera in seconda serata. Jason Reitman ci trasporta all’interno della preparazione della prima messa in onda del Saturday Night Live, dove il programma sembra essere più un gabbia di matti che una produzione televisiva, sarà compito di Lorne Michaels quello di convincere David Tebet (Willem Dafoe) a mandare in live il Saturday Night, piuttosto che l’ennesimo episodio registrato del Tonight Live.
In operazioni come queste è inevitabile il romaticismo a volte un pò edulcorato. Inevitabile soprattutto se a dirigere il film è il figlio di Ivan Reitman, strettamente legato al Saturday Night dato il suo rapporto con alcuni dei comici di punta del programma. Ma Reitman (figlio) è bravo nel gestire il trasporto emotivo, riuscendo a realizzare un’opera corale, dalla giusta dinamicità. Apprezzabile la volontà produttiva di unire diverse generazioni attoriali, dai già citati Cooper Hoffman e Gabriel LaBelle, passando per Rachel Sennott nel ruolo di Rosie Shuster, giovani attori dal grande talento (è incredibile notare quanto Cooper Hoffman sia perfetto per interpretare giovani imprenditori anni ‘70, figli della Sillicon Valley e apparentemente fuori posto data l’inesperienza). Giovani attori che si confrontano con una generazione attoriale totalmente diversa, oltre a Willem Dafoe, c’è un grande J.K. Simmons nel ruolo di Milton Berle, il vecchio comico rappresentante di una televisione passata.
Certo, il film è un sentito omaggio al Saturday Night Live e ai suoi fautori (da John Belushi a Dan Aykroyd, da Chevy Chase ad Andy Kaufman) e poco altro. Non va mai oltre l’essere questo e solo questo (tranne nella sequenza della Polaroid). Il risultato complessivo resta comunque un film estremamente piacevole, che non può far altro che soddisfare sia i fan dello show, che chi non ne ha mai sentito parlare (difficile, ma non impossibile).
Di Saverio Lunare
Certo, il film è un sentito omaggio al Saturday Night Live e ai suoi fautori (da John Belushi a Dan Aykroyd, da Chevy Chase ad Andy Kaufman) e poco altro. Non va mai oltre l’essere questo e solo questo (tranne nella sequenza della Polaroid). Il risultato complessivo resta comunque un film estremamente piacevole, che non può far altro che soddisfare sia i fan dello show, che chi non ne ha mai sentito parlare (difficile, ma non impossibile).
Di Saverio Lunare