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TALK TO ME

RECENSIONE

TALK TO ME

Talk to me è l’opera prima di Danny e Michael Philippou. I due giovanissimi registi devono la loro bravura con la macchina da presa anche ad un passato da Youtuber, nella quale si dilettavano a costruire scenette sul piccolo schermo. Questo e la giovane età sono fattori importanti per la costruzione di un film che vuole indagare una generazione a loro vicina attraverso il genere.

Talk to me, infatti, si inserisce nel panorama dei “film della generazione Z” (si pensi a bodies, bodies, bodies di Halina Reijn o al cinema di Emma Seligman), ovvero quei film generazionali che mostrano in modo puntuale e cosciente come si sente un’adolescente nato nell’era digitale. Per fare ciò i due registi utilizzano il cliché della possessione e le sedute spiritiche per parlare di assuefazione, di dipendenze e soprattutto di traumi del passato che tornano come fantasmi.

Il film racconta di un gruppo di ragazzi che, (con gli immancabili smartphone in mano sempre pronti a riprendere e condividere), per svago organizzano sistematicamente sedute spiritiche, durante le quali si fanno impossessare a turno attraverso un oggetto antico: una mano mummificata e ricoperta di ceramica di una Medium. Questi incontri sono vissuti dai ragazzi come un modo di staccarsi dalla realtà e “viaggiare sul sedile del passeggero”, come un modo per provare un’emozione forte attraverso una potentissima droga da cui sono dipendenti e con cui, come per ogni droga, non sono ammessi errori.
Picture
Astenendosi da facili soluzioni come jumpscare per incutere paura, il film costruisce la tensione attraverso un’angoscia di fondo  che striscia costante per tutta la durata della pellicola e con un uso funzionale del gore e del sangue.

Talk to me attraverso la sua protagonista Mia, una giovane ragazza che ha perso la madre da poco, indaga la solitudine e l’incomunicabilità di una generazione che (letteralmente) non crescerà mai se non fa pace con il proprio passato. Se non lasci andare i tuoi fantasmi la luce infondo al tunnel, secondo Danny e Michael Philippou, è una fioca candela che, con un finale angosciante perché estremante anti-catartico, ti risucchierà nelle tenebre.

​Talk to me giustifica le sue parentesi aperte e mai chiuse con un’ idea di saga che speriamo sia all’altezza di questo primo ottimo capitolo.

​Di Simona Rurale

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