TÁR - le vie del cinema 2022
Sono passati sedici anni da Little Children (2006), ultima opera cinematografica firmata Todd Field. Il regista statunitense ritorna e lo fa in concorso alla 79ª edizione del Festival del cinema di Venezia.
Lydia Tár (Cate Blanchett) è un’importantissima direttrice d’orchestra che svolge master class di musica alla Jullliard e dirige una delle maggiori orchestre berlinesi. La vediamo all’apice della sua carriera, rinomata da tutti nell’ambiente, intervistata in talk show di fama mondiale, ma tutto potrebbe sgretolarsi in brevissimo tempo.
Todd Field dimostra di avere un occhio estremamente lucido sull’attualità, la pellicola non mette al centro la musica, è una storia che potrebbe essere narrata in qualsiasi altro contesto artistico e lavorativo. Il tema portante dell’opera è il potere, e di quanto esso sia altalenante nei tempi attuali.
Il contesto storico è fondamentale, esplicativo è un passaggio del film dove vengono evidenziate le controversie del comportamento sociale di Johann Sebastian Bach, attraverso le opinioni di uno studente statunitense che non apprezza il musicista tedesco proprio a causa dei suoi comportamenti. Controversie che sono diventate tali solo in futuro, per il cambio della società e di idee che la popolazione ha instaurato, ma la musica di Bach è immortale, si ascoltava cento anni fa, si ascolta oggi e verrà ascoltata fra cento anni.
Se una figura artistica di rilievo che produce oggi le sue opere fosse giudicata controversa, immorale, abusiva, essa potrebbe essere resa immortale anche in futuro o immediatamente la sua arte dev’essere eliminata, rimossa, o ridimensionata? Todd Field lucidamente pone questo quesito allo spettatore e lo fa con una forma notevolissima, ribalta in parte i ruoli di genere, ma non lo fa a livello teorico, Lydia viene giudicata nei suoi sbagli in quanto essere umano, non in quanto donna. Interessante presa di posizione da parte del regista che decide di livellare la questione gender con questo espediente.
“Il tempo è essenziale. Il tempo è l’elemento fondamentale dell’interpretazione, non si può cominciare senza di me”
L’interpretazione di Cate Blanchett (premiata con la Coppa Volpi) si presta perfettamente al personaggio di Lydia Tár, la sua freddezza in ambito lavorativo e artistico fa da contrapposizione al suo calore pulsionale nelle relazioni con il sesso femminile, la Blanchett riesce ad esprimere questa contraddizione comportamentale egregiamente.
L’opera funziona perfettamente per i primi tre/quarti, crolla vertiginosamente a causa di un finale sbrigativo e quasi non in linea con la qualità della pellicola, fortunatamente non distrugge l’ottimo lavoro fatto in precedenza ma lo ridimensiona notevolmente.
La pellicola possiede un’intelligenza ed un acume di sguardo che rende l’opera di Field estremamente interessante e nonostante la parte finale non adeguata, resta un film da non perdere.
Di Saverio Lunare
Lydia Tár (Cate Blanchett) è un’importantissima direttrice d’orchestra che svolge master class di musica alla Jullliard e dirige una delle maggiori orchestre berlinesi. La vediamo all’apice della sua carriera, rinomata da tutti nell’ambiente, intervistata in talk show di fama mondiale, ma tutto potrebbe sgretolarsi in brevissimo tempo.
Todd Field dimostra di avere un occhio estremamente lucido sull’attualità, la pellicola non mette al centro la musica, è una storia che potrebbe essere narrata in qualsiasi altro contesto artistico e lavorativo. Il tema portante dell’opera è il potere, e di quanto esso sia altalenante nei tempi attuali.
Il contesto storico è fondamentale, esplicativo è un passaggio del film dove vengono evidenziate le controversie del comportamento sociale di Johann Sebastian Bach, attraverso le opinioni di uno studente statunitense che non apprezza il musicista tedesco proprio a causa dei suoi comportamenti. Controversie che sono diventate tali solo in futuro, per il cambio della società e di idee che la popolazione ha instaurato, ma la musica di Bach è immortale, si ascoltava cento anni fa, si ascolta oggi e verrà ascoltata fra cento anni.
Se una figura artistica di rilievo che produce oggi le sue opere fosse giudicata controversa, immorale, abusiva, essa potrebbe essere resa immortale anche in futuro o immediatamente la sua arte dev’essere eliminata, rimossa, o ridimensionata? Todd Field lucidamente pone questo quesito allo spettatore e lo fa con una forma notevolissima, ribalta in parte i ruoli di genere, ma non lo fa a livello teorico, Lydia viene giudicata nei suoi sbagli in quanto essere umano, non in quanto donna. Interessante presa di posizione da parte del regista che decide di livellare la questione gender con questo espediente.
“Il tempo è essenziale. Il tempo è l’elemento fondamentale dell’interpretazione, non si può cominciare senza di me”
L’interpretazione di Cate Blanchett (premiata con la Coppa Volpi) si presta perfettamente al personaggio di Lydia Tár, la sua freddezza in ambito lavorativo e artistico fa da contrapposizione al suo calore pulsionale nelle relazioni con il sesso femminile, la Blanchett riesce ad esprimere questa contraddizione comportamentale egregiamente.
L’opera funziona perfettamente per i primi tre/quarti, crolla vertiginosamente a causa di un finale sbrigativo e quasi non in linea con la qualità della pellicola, fortunatamente non distrugge l’ottimo lavoro fatto in precedenza ma lo ridimensiona notevolmente.
La pellicola possiede un’intelligenza ed un acume di sguardo che rende l’opera di Field estremamente interessante e nonostante la parte finale non adeguata, resta un film da non perdere.
Di Saverio Lunare