TERRIFIER 3
Lo strano caso della saga di Terrifier. La creazione di Damien Leone partita in sordina con il primo insulso capitolo, dal nemmeno troppo successo commerciale e di critica, si sta ritagliando sempre più uno spazio nel panorama horror. Indubbiamente con il secondo e terzo capitolo c’è stato un miglioramento netto sia della qualità del film che dell’apprezzamento del pubblico (i risultati al botteghino di Terrifier 3 stanno meravigliando tutti), ciò che sorpende è che la saga di Leone sia un’operazione fortemente old school, è un classico slasher di serie B di quelli degli anni ‘70/’80 che può essere intercambiabile con qualunque altra saga horror (con il plus di effetti speciali artigianali efficaci). Dunque da dove nasce il successo di Terrifier?
Il merito di Leone (regia) e Falcone (produzione) è quello di aver massimizzato l’iconicità di Art il clown (David Howard Thornton), personaggio entrato nel panorama collettivo dell’horror americano, dal look non troppo sofisticato (dunque facilmente riproducibile per Halloween o eventi a tema) e che con il proseguire della saga sta prendendo sempre più una direzione non distante da quella di Freddy Krueger o Michael Myers (ovviamente non stiamo paragonando la saga di Terrifier ai capolavori di Wes Craven e John Carpenter, ma è indubbio che Art sia la maschera dello slasher post duemila). Già dai precedenti capitoli della saga erano stati lasciati indizi sulla provenienza di Art, nel terzo non ci sono più dubbi: non è un essere umano, è un’entità che proviene dall’inferno. Ed è così che il personaggio dell’eroina, dal secondo capitolo in poi della saga, Sienna (Lauren LaVera) stia andando di pari passo con Art, con elementi sovranaturali che sono sempre più fondamentali nel racconto e nella caratterizzazione dei due.
Il merito di Leone (regia) e Falcone (produzione) è quello di aver massimizzato l’iconicità di Art il clown (David Howard Thornton), personaggio entrato nel panorama collettivo dell’horror americano, dal look non troppo sofisticato (dunque facilmente riproducibile per Halloween o eventi a tema) e che con il proseguire della saga sta prendendo sempre più una direzione non distante da quella di Freddy Krueger o Michael Myers (ovviamente non stiamo paragonando la saga di Terrifier ai capolavori di Wes Craven e John Carpenter, ma è indubbio che Art sia la maschera dello slasher post duemila). Già dai precedenti capitoli della saga erano stati lasciati indizi sulla provenienza di Art, nel terzo non ci sono più dubbi: non è un essere umano, è un’entità che proviene dall’inferno. Ed è così che il personaggio dell’eroina, dal secondo capitolo in poi della saga, Sienna (Lauren LaVera) stia andando di pari passo con Art, con elementi sovranaturali che sono sempre più fondamentali nel racconto e nella caratterizzazione dei due.
Terrifier 3 è il migliore della saga, oltre ai soliti effetti speciali crudi che esaltano gli amanti del gore, possiede anche delle idee non banali. Una su tutte il personaggio di Vicky (Samantha Scaffidi) e il suo rapporto con Art. La donna sfigurata dal clown nel primo capitolo e che nel secondo ha ridato la vita al mostro partorendo la sua testa, nel terzo ha un importante ruolo in sostegno di Art e in una sequenza, dalla giusta dose di malattia e perturbazione, pratica dell’autoerotismo con un pezzo di vetro mentre Art massacra un uomo. Sono queste le creazioni e le idee che il primo capitolo di Terrifier non aveva, risultando il più scarso (non soltanto in termini di budget) dell’intera operazione.
Per capire quanto Terrifier sia debitore di un certo tipo di cinema, basti osservare il cameo di uno degli effettisti speciali più importanti del panorama cinematografico mondiale, quel Tom Savini capace di farsi auto esplodere la testa in Maniac di William Lustig, o di rendere iconici gli zombie del maestro George A. Romero. L’omaggio è diretto, è cinema debitore del lavoro di Savini, è un film che si basa sull’effettistica shock (mai davvero reale, consapevole della sua artigianalità legata al passato). Piaccia o non piaccia Terrifier è un fenomeno da analizzare, è una saga consapevolmente demodé, che fa di questa consapevolezza il suo punto di forza.
Di Saverio Lunare
Per capire quanto Terrifier sia debitore di un certo tipo di cinema, basti osservare il cameo di uno degli effettisti speciali più importanti del panorama cinematografico mondiale, quel Tom Savini capace di farsi auto esplodere la testa in Maniac di William Lustig, o di rendere iconici gli zombie del maestro George A. Romero. L’omaggio è diretto, è cinema debitore del lavoro di Savini, è un film che si basa sull’effettistica shock (mai davvero reale, consapevole della sua artigianalità legata al passato). Piaccia o non piaccia Terrifier è un fenomeno da analizzare, è una saga consapevolmente demodé, che fa di questa consapevolezza il suo punto di forza.
Di Saverio Lunare