THE APPRENTICE
All’inizio di Fahrenheit 11/9 (2018) il regista Michael Moore si chiede “Ma com’è possibile che Donald Trump sia diventato presidente degli Stati Uniti d’America?” Il geniale documentarista gira Fahrenheit 11/9 con lo scopo di analizzare l’influenza che l’imprenditore ha nei confronti degli americani, la sua forza mediatica e il suo sistema elettorale non del tutto lecito.
The Apprentice è l’altro lato della medaglia. La coppia Abbasi (regia) e Sherman (sceneggiatura) si sofferma su come Donald Trump sia diventato Donald Trump, ma non dal punto di vista mediatico, quanto da quello più personale e intimo.
A metà del film parte Blue Monday dei New Order, e non è un caso che da quel momento in poi cambia l’ordine gerarchico. Quando Roy Cohn (Jeremy Strong) invita Donald Trump (Sebastian Stan) al suo tavolo in un locale, quest’ultimo è alle prese con processi giudiziari e un’attività familiare sempre più a rischio. Sarà proprio Roy Cohn, spietato avvocato, a difendere l’azienda della famiglia Trump dalle accuse da parte dei diritti umanitari di favorire la segregazione razziale, non affittando regolarmente a persone afroamericane. Cohn insegnerà al giovane Trump tutti i segreti per emergere nel mondo degli affari, ma dai New Order in poi le gerarchie cambieranno.
The Apprentice è l’altro lato della medaglia. La coppia Abbasi (regia) e Sherman (sceneggiatura) si sofferma su come Donald Trump sia diventato Donald Trump, ma non dal punto di vista mediatico, quanto da quello più personale e intimo.
A metà del film parte Blue Monday dei New Order, e non è un caso che da quel momento in poi cambia l’ordine gerarchico. Quando Roy Cohn (Jeremy Strong) invita Donald Trump (Sebastian Stan) al suo tavolo in un locale, quest’ultimo è alle prese con processi giudiziari e un’attività familiare sempre più a rischio. Sarà proprio Roy Cohn, spietato avvocato, a difendere l’azienda della famiglia Trump dalle accuse da parte dei diritti umanitari di favorire la segregazione razziale, non affittando regolarmente a persone afroamericane. Cohn insegnerà al giovane Trump tutti i segreti per emergere nel mondo degli affari, ma dai New Order in poi le gerarchie cambieranno.
La genesi di un mostro: The Apprentice è più riconducibile ad un monster movie che ad un classico biopic. Con coraggio da vendere e un acume invidiabile, Ali Abbasi dedice di mostrarci le relazioni di Trump e come esse siano il fulcro della formazione di un uomo, sia professionale (cancellando totalmente la retorica del self-made man tanto cara a Trump e ai trumpiani) che personale. I rapporti principali messi in scena sono quelli con il già citato Roy Cohn, mentore e reale artefice del successo imprenditoriale di Trump, rinnegato e abbandonato una volta che gli è stato “succhiato il sangue” (un altro riferimento ai monster movie). Con il fratello maggiore Fred (Martin Donovan), morto alcolizzato dopo i successi e l’esclusione da parte del fratello minore. E quello con Ivana (Maria Bakalova) anch’essa inizialmente assorbita dall’uomo convinto di amarla e una volta che la gerarchia è messa a repentaglio abusata (non metaforicamente, in una sequenza rischiosissima) e abbandonata.
A contornare questi rapporti c’è la vita politica americana. Assistiamo al Watergate con le dimissioni di Nixon (un meraviglioso montaggio notturno ci mostra anche qui un Trump prima di Watergate e uno dopo Watergate, con la vittoria del primo processo per merito di Cohn) e osserviamo come la politica reaganiana sia stata l’influenza per quella trumpiana (soprattutto attraverso il rinomato slogan Make America Great Again). Tutti indizi per ciò che verrà dopo The Apprentice, che si ferma prima della carriera politica dell’imprenditore. Il film mette in scena come si genera un mostro esplicitando il tutto in un’eccezionale sequenza di cambiamento chirurgico che ricorda la genesi di Frankenstein. Trump in The Apprentice è questo, è un ibrido tra il mostro di Mary Shelley e Dracula per la capacità che ha di assorbire gli altri con lo scopo dell’immortalità. Una grande idea per un film raggelante considerando che l’ibrido tra Frankenstein e Dracula è in corsa per la seconda volta alla presidenza degli Stati Uniti d’America.
Di Saverio Lunare
A contornare questi rapporti c’è la vita politica americana. Assistiamo al Watergate con le dimissioni di Nixon (un meraviglioso montaggio notturno ci mostra anche qui un Trump prima di Watergate e uno dopo Watergate, con la vittoria del primo processo per merito di Cohn) e osserviamo come la politica reaganiana sia stata l’influenza per quella trumpiana (soprattutto attraverso il rinomato slogan Make America Great Again). Tutti indizi per ciò che verrà dopo The Apprentice, che si ferma prima della carriera politica dell’imprenditore. Il film mette in scena come si genera un mostro esplicitando il tutto in un’eccezionale sequenza di cambiamento chirurgico che ricorda la genesi di Frankenstein. Trump in The Apprentice è questo, è un ibrido tra il mostro di Mary Shelley e Dracula per la capacità che ha di assorbire gli altri con lo scopo dell’immortalità. Una grande idea per un film raggelante considerando che l’ibrido tra Frankenstein e Dracula è in corsa per la seconda volta alla presidenza degli Stati Uniti d’America.
Di Saverio Lunare