THE BEAST - SPECIALE VENEZIA 80
Bertrand Bonello porta l’intelligenza artificiale all’80esima Mostra del cinema di Venezia, una storia distopica con protagonisti Lea Seydoux e George MacKay, due anime destinate ad incontrarsi in ogni vita passata senza mai riuscire a consumare il loro amore. Nel 2044 il dolore accumulato in tutte queste vite è troppo grande da sopportare, perciò, l’intelligenza artificiale è in grado di fare rivivere i traumi passati per anestetizzarli e in qualche modo sopprimere le emozioni.
C’è qualcosa nel passato di Gabrielle (Lea Seydoux) che la turba, una “bestia” nascosta nell’oscurità della sua mente, pronta ad uscire per far accadere qualcosa di terribile ogni volta che incontra Louis (George MacKay) durante le varie linee temporali che si districano prendendosi il loro spazio e il loro tempo in due ore e mezza di film, che non fa niente per alleggerire il peso dei secoli sulle spalle dello spettatore.
Dal 1910 al 2044 assistiamo gradualmente alla repressione sempre più spinta dei propri sentimenti, fino ad arrivare ad una totale apatia nei confronti della sfera emotiva.
Quello che ci vuole dire Bonello non sembra essere dunque così originale e complesso come vuole farci credere. La riflessione del regista, stratificata su vari livelli temporali, sparpagliata in un puzzle inutilmente complesso, alla fine dei conti si rivela più semplice di quello che sembra e troppo compiaciuta di un’intellettualismo che sacrifica la fruizione dello spettatore in nome del messaggio che vuole mandare.
C’è qualcosa nel passato di Gabrielle (Lea Seydoux) che la turba, una “bestia” nascosta nell’oscurità della sua mente, pronta ad uscire per far accadere qualcosa di terribile ogni volta che incontra Louis (George MacKay) durante le varie linee temporali che si districano prendendosi il loro spazio e il loro tempo in due ore e mezza di film, che non fa niente per alleggerire il peso dei secoli sulle spalle dello spettatore.
Dal 1910 al 2044 assistiamo gradualmente alla repressione sempre più spinta dei propri sentimenti, fino ad arrivare ad una totale apatia nei confronti della sfera emotiva.
Quello che ci vuole dire Bonello non sembra essere dunque così originale e complesso come vuole farci credere. La riflessione del regista, stratificata su vari livelli temporali, sparpagliata in un puzzle inutilmente complesso, alla fine dei conti si rivela più semplice di quello che sembra e troppo compiaciuta di un’intellettualismo che sacrifica la fruizione dello spettatore in nome del messaggio che vuole mandare.
Ci sono delle immagini che Bonello costruisce in modo impeccabile, delle trovate interessanti sul piano visivo, c’è l’interesse davanti allo straniamento che il regista vuole farti provare, il tutto supportato da una bravissima Lea Seydoux sulla quale si regge l'intero film.
È per questo un peccato che un’opera decisa a parlare in questi termini di repressione del sentimento lo faccia giocando di sottrazione dello stesso, privando la pellicola di qualsiasi vitalità ed emozione, come se fossimo già nel 2044.
The Beast è sicuramente un film che vuole riflettere sui grandi temi attuali: l’abuso tecnologico e come questo influisce sulle nostre vite, come viviamo oggi le relazioni e come le vivremo domani se ci distacchiamo da chi siamo e chi siamo stati, prendendo la strada dell’apatia.
L’opera di Bonello appesantisce e sottrae là dove aveva centrato il bersaglio sui grandi temi dell’attualità.
Di Simona Rurale
È per questo un peccato che un’opera decisa a parlare in questi termini di repressione del sentimento lo faccia giocando di sottrazione dello stesso, privando la pellicola di qualsiasi vitalità ed emozione, come se fossimo già nel 2044.
The Beast è sicuramente un film che vuole riflettere sui grandi temi attuali: l’abuso tecnologico e come questo influisce sulle nostre vite, come viviamo oggi le relazioni e come le vivremo domani se ci distacchiamo da chi siamo e chi siamo stati, prendendo la strada dell’apatia.
L’opera di Bonello appesantisce e sottrae là dove aveva centrato il bersaglio sui grandi temi dell’attualità.
Di Simona Rurale