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THE CREATOR

RECENSIONE

THE CREATOR

The Creator è figlio di Avatar e Blade Runner, dal primo prende il bellicismo americano nei confronti di una nuova specie, dal capolavoro di Ridley Scott l’umanizzazione di qualcosa (o meglio, qualcuno) che, soltanto in teoria, umano non è.

L’equilibro tra esseri umani e AI è stato disintegrato da una guerra propiziata da un attacco da parte dell’intelligenza artificiale nei confronti dell’America. Joshua (John David Washington) viene spedito nella Nuova Asia, rifugio per l’AI, con la missione di uccidere il Nirmata (il creatore della nuova specie) che ha sviluppato una nuova arma letale con lo scopo di fermare la guerra. Joshua dovrà fare i conti con il suo passato da ex agente speciale infiltrato nella base AI, periodo in cui ha perso la sua amata Maya (Gemma Chan).
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Se qualcosa di creato artificialmente supera per umanità l’essere umano stesso, è un pericolo o l’inizio di una nuova specie? In James Cameron l’uomo è finito, è morto, ed è portatore di morte. In Scott l’artificio piange, perché ha visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare. Gareth Edwards unisce i due, li fonde e crea un ottimo ibrido in una pellicola moderna dove la nuova specie è la salvezza e ha assorbito l’unica cosa che noi umani possediamo di diverso dalle macchine, l’emotività.
Picture
The Creator non è solo umano contro macchina, ma è anche una riflessione dello scontro che è stato tra gli esseri umani. Il satellite Nomad creato dagli americani per distruggere le basi AI non è altro che una bomba atomica modernizzata, un’arma distruttiva che non guarda in faccia chi ammazzare. (non a caso il bersaglio è la Nuova Asia).

Nel 2023, in cui il tema dell’intelligenza artificiale è più in voga che mai, il film di Gareth Edwards si prende la responsabilità (non banale) di attaccare l’umanità, e l’America in primis. Cos’è davvero pericoloso, l’artificio umano o l’umano in sé? La creazione o il creante? The Creator pone alla base quesiti moderni (anche se derivativi) e lo fa senza mai annoiare, anzi da buon film di fantascienza, riesce ad intrattenere lo spettatore per tutti i 136 minuti di durata.

Il film di Gareth Edwards non brilla per originalità, ma riesce a crearsi un suo spazio nella fantascienza moderna, rivelandosi un prodotto pregevole e ormai raro da trovare al cinema, causa un’emigrazione del genere nella serialità televisiva.

Di Saverio Lunare

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