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THE HOLDOVERS

RECENSIONE

THE HOLDOVERS

​Ancora una volta, nel cinema di Alexander Payne, è presente l’incontro tra due generazioni all’apparenza inavvicinabili, ma che soltanto passando del tempo insieme, e conoscendosi davvero, possono scoprire svariati punti in comune. In Nebraska (2013) il rapporto da ricostruire era tra padre e figlio, in The Holdovers è tra Paul, un professore “vecchio stile” (Paul Giamatti) e Angus, un ragazzo costretto a passare le feste di Natale a scuola (Dominic Sessa). Ambientato negli anni ‘70 e dal costume anni ‘70, The Holdovers è una commedia brillante, dai toni acri, che attraverso una raffinatissima scrittura firmata da David Hemingson, riesce a restituire allo spettatore l’amore verso il rapporto umano e la voglia di approfondire l’altro, l’opposto, quello che crediamo il più possibile lontano da noi, per differenza generazionale o caratteriale, o semplicemente per status lavorativo. È ciò che accade a Paul e Angus, il tutto sublimato dalla regia di Payne, sempre morbida e capace di centrare alla perfezione la fisicità dei protagonisti, i loro momenti di dolcezza, ma anche di astio.
Picture
La grandiosa interpretazione di Paul Giamatti, in grado di personificare un uomo dai tanti rimpianti, che ha sempre preferito restare solo, e dall’aspetto peculiare (oltre all’evidente strabismo, nasconde molteplici patologie che lo rendono “sgradevole”) è di quelle che lasciano la sensazione che un ruolo così sia stato cucito su Giamatti, mattatore del film attraverso momenti comici esilaranti (i molteplici e originali modi in cui insulta i propri alunni) e grandi sequenze drammatiche.
​
Una gioia per gli occhi e per il cuore, The Holdovers fa breccia nello spettatore grazie alla sua voglia di incontro, di cenare insieme alla propria famiglia (non importa se non di sangue), e di passare dei momenti di dolcezza con chi non ne ha mai avuti.
La commedia di Alexander Payne si candida a diventare nel tempo un cult del periodo natalizio, e si rivelerà come uno di quei film capaci di non stancare mai, nemmeno alla centesima visione.

Di Saverio Lunare

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