THE KILLER - SPECIALE VENEZIA 80
Un sicario perfetto, con anni di esperienza e con una mira perfetta. Michael Fassbender ci viene presentato così nell’ultimo film di David Fincher presentato in concorso all’ottantesima mostra del cinema di Venezia. Ma cosa succede se il killer perde il suo “tocco magico”, se l’infallibilità di un tempo inizia a venir meno e le regole del “buon sicario” iniziano ad essere infrante per negligenza?
David Fincher non era mai stato così ironico, perché il suo è un film sulla fine di una professione, sulla vecchiaia che incombe e sul tempo che passa per tutti, anche per gli assassini.
Un sicario apparentemente infallibile (Michael Fassbender) non riesce a completare il suo ultimo lavoro, è costretto a rifugiarsi a Santo Domingo ma quando chi lo ha ingaggiato cerca di punirlo, il killer deve scoprire chi è il mandante del suo incarico per farsi vendetta.
Una storia molto semplice, ma ben congeniata da Fincher, che non perde il suo stile tipico ma si rinnova per come gioca con il suo film. Il sicario si ripete continuamente ciò che un buon sicario deve fare: i comportamenti che deve attuare, i metodi più sicuri e infallibili per uccidere e tutti i “segreti del mestiere” che lo hanno reso così popolare nel mondo dei killer delegati. Ma le cose non sono più come una volta, sia nell’inconscio dell’assassino, sia nel mondo esterno. Non si può non essere al passo con i tempi, e dunque, il nostro killer acquista su amazon, utilizza sistemi informatici all’avanguardia, è totalmente istillato nel 2023. Ma ciò che sta cambiando non è solo al di fuori, ma anche all’interno del carattere e nel fisico del nostro sicario senza nome: i suoi calcoli iniziano ad essere sconclusionati, la sua infallibilità viene meno, e persino il tempo di dissanguamento previsto non torna.
David Fincher non era mai stato così ironico, perché il suo è un film sulla fine di una professione, sulla vecchiaia che incombe e sul tempo che passa per tutti, anche per gli assassini.
Un sicario apparentemente infallibile (Michael Fassbender) non riesce a completare il suo ultimo lavoro, è costretto a rifugiarsi a Santo Domingo ma quando chi lo ha ingaggiato cerca di punirlo, il killer deve scoprire chi è il mandante del suo incarico per farsi vendetta.
Una storia molto semplice, ma ben congeniata da Fincher, che non perde il suo stile tipico ma si rinnova per come gioca con il suo film. Il sicario si ripete continuamente ciò che un buon sicario deve fare: i comportamenti che deve attuare, i metodi più sicuri e infallibili per uccidere e tutti i “segreti del mestiere” che lo hanno reso così popolare nel mondo dei killer delegati. Ma le cose non sono più come una volta, sia nell’inconscio dell’assassino, sia nel mondo esterno. Non si può non essere al passo con i tempi, e dunque, il nostro killer acquista su amazon, utilizza sistemi informatici all’avanguardia, è totalmente istillato nel 2023. Ma ciò che sta cambiando non è solo al di fuori, ma anche all’interno del carattere e nel fisico del nostro sicario senza nome: i suoi calcoli iniziano ad essere sconclusionati, la sua infallibilità viene meno, e persino il tempo di dissanguamento previsto non torna.
E se Fincher attraverso questa storia stesse analizzando il cinema? Se, per quanto si possa essere al passo con i tempi (il film è produzione e distribuzione Netflix e non cerca mai di essere qualcosa di diverso) l’anagrafe fa il suo corso rendendo chiunque meno infallibile di un tempo?
The Killer non è sicuramente il miglior film del regista nativo di Denver, ma l’ironia che crea, attraverso una storia che di ironico teoricamente non avrebbe nulla, è qualcosa che soltanto un grande regista come David Fincher può realizzare e poco importa se i ritmi non sono quelli di una volta, The Killer è un film che funziona non soltanto nella sua struttura (piena di cliché) ma, principalmente, nel suo aspetto meno evidente: la riflessione sul tempo che passa e sulla fine di un mestiere.
Di Saverio Lunare
The Killer non è sicuramente il miglior film del regista nativo di Denver, ma l’ironia che crea, attraverso una storia che di ironico teoricamente non avrebbe nulla, è qualcosa che soltanto un grande regista come David Fincher può realizzare e poco importa se i ritmi non sono quelli di una volta, The Killer è un film che funziona non soltanto nella sua struttura (piena di cliché) ma, principalmente, nel suo aspetto meno evidente: la riflessione sul tempo che passa e sulla fine di un mestiere.
Di Saverio Lunare