Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

THE MENU

RECENSIONE

THE MENU 

Il menu di Mark Mylod offre una vasta gamma di portate differenti: i commensali gusteranno delle atmosfere thriller condite da una gustosa satira verso l’alta cucina, le classi privilegiate che se ne cibano ed il mondo dell’arte.

Su una bellissima isola viene organizzata una lussuosa cena dallo chef pluristellato e di fama internazionale Slowik (Ralph Fiennes). Margot (Anya Taylor Joy) e Tyler (Nicholas Hoult) sono una giovane coppia: lui non vede l’ora di assaporare ogni boccone, lei è meno convinta di iniziare questa ricca esperienza culinaria. Fin da subito c’è qualcosa che stride, l’atmosfera elitaria si fa pesante ed ambigua, ogni invitato riveste un ruolo ben preciso per il nostro chef ma la ragazza non fa parte del “menu”.

​La prima cosa che salta all’occhio dello spettatore non può che essere il luogo nella quale avviene la vicenda. Da una grande vetrata si può ammirare la spiaggia che con il passare del tempo si fa sempre più buia, il mare azzurro lascia spazio al nero della notte e all’interno del ristorante si può ammirare la cucina: ogni cuoco si muove come un’automa mantenendo una rigorosa serietà e innestando inquietudine che, da lì a poco, si trasformerà in vero e proprio terrore. I commensali infatti, si renderanno presto conto di essere in trappola. 
Allo spettatore sembrerà di essere davanti ad un giallo con delle tinte horror il cui cuore è costituito da una riflessione legata al rapporto tra artisti e fruitori.

​Il mondo dell’alta cucina non è una scelta casuale. I piatti si avvicinano più a delle opere d’arte contemporanea, più che da mangiare essi sono esperienze concettuali e ricercate per il pubblico; Un pubblico che diventa giudice pronto a demolire il lavoro altrui, anche il lavoro di una vita intera. Un discorso che si applica alla cucina ma che si estende all’arte in quanto tale, fotografando una realtà che il regista sembra criticare aspramente imponendo la sua tesi allo spettatore, cosa apprezzabile o meno, con ideologica fermezza.

The menu tratteggia un mondo nella quale il fruitore non è mai sazio, non si accontenta mai e colui che offre il suo operato (l’opera) si vendica dei peccatori ingordi, lussuriosi e avari. La rabbia di chi ha sempre servito verso chi si fa servire. Per Mylod la classe alta è una consumatrice ingrata che si merita di diventare cibo (o arte) per il palato dello spettatore al cinema.

Ma forse sono più buoni i cheeseburger.

Di Simona Rurale

Email

[email protected]