the old oak
Essere una vecchia quercia significa resistere, nonostante tutto ciò che ti accade, anche se la comunità non è dalla tua parte e le finanze sono quelle che sono. Vecchie querce sono T.J. (Dave Turner) e Yara (Ebla Mari), il primo un temprato inglese, gestore di un pub: il “The Old Oak”, Yara, invece, è una giovane siriana appena sbarcata, in compagnia della sua famiglia, nell’Inghilterra del nord.
Ken Loach, insieme al consueto sceneggiatore Paul Laverty, descrive una comunità inglese profondamente ferita da promesse mai ricevute, da moti lavoratori che non hanno portato a nulla e che sente ancora sulla pelle le ingiustizie subite. T.J. è figlio di una generazione che ha lottato senza ottenere un risultato, e quando i migranti siriani arrivano in Inghilterra non può far altro che rivedere in loro i propri geni, quelli di chi lotta continuamente per reagire all’oppressione, che sia dello Stato o delle Imprese.
Ed è un oggetto a far confluire questi due mondi, una macchina fotografica che Yara non abbandona mai, così simile a quelle dello zio di T.J., zio che ha immortalato gli scioperi dei minatori, rendendo quei momenti immortali.
Ken Loach, insieme al consueto sceneggiatore Paul Laverty, descrive una comunità inglese profondamente ferita da promesse mai ricevute, da moti lavoratori che non hanno portato a nulla e che sente ancora sulla pelle le ingiustizie subite. T.J. è figlio di una generazione che ha lottato senza ottenere un risultato, e quando i migranti siriani arrivano in Inghilterra non può far altro che rivedere in loro i propri geni, quelli di chi lotta continuamente per reagire all’oppressione, che sia dello Stato o delle Imprese.
Ed è un oggetto a far confluire questi due mondi, una macchina fotografica che Yara non abbandona mai, così simile a quelle dello zio di T.J., zio che ha immortalato gli scioperi dei minatori, rendendo quei momenti immortali.
Ma parte della comunità non la pensa come T.J., anzi, il profondo razzismo sarà presto d’intralcio nell’integrazione delle famiglie siriane. Sono soprattutto i clienti abituali del pub a sentirsi “messi da parte” e non vogliono che il loro unico punto di ritrovo sia messo a disposizione di chi ha più bisogno.
Le persone prima di tutto. Come sempre nel cinema del regista inglese gli individui più deboli vanno protetti, pur mettendosi contro le istituzioni, le imprese o come nel caso di The Old Oak, un Paese intero. Perché se questo Mondo può progredire è grazie ai singoli gesti, che portano ad un unione, ad una comunità che marcia insieme che, come delle vecchie querce, resistono, senza mai crollare.
All’età di ottantasette anni, Ken Loach crea, ancora una volta, un’opera che riesce a coniugare il pessimismo ad una speranza, quella che un futuro migliore possa esistere, sia per i temprati inglesi che per le giovani siriane, l’importane è stare insieme, senza confini.
E noi non possiamo far altro che ringraziare il regista britannico, ringraziarlo per la sua continua lotta, per il suo cinema che tante storie di individui ai margini ci ha mostrato. Ringraziarlo perché la più grande vecchia quercia rimane lui.
Di Saverio Lunare
Le persone prima di tutto. Come sempre nel cinema del regista inglese gli individui più deboli vanno protetti, pur mettendosi contro le istituzioni, le imprese o come nel caso di The Old Oak, un Paese intero. Perché se questo Mondo può progredire è grazie ai singoli gesti, che portano ad un unione, ad una comunità che marcia insieme che, come delle vecchie querce, resistono, senza mai crollare.
All’età di ottantasette anni, Ken Loach crea, ancora una volta, un’opera che riesce a coniugare il pessimismo ad una speranza, quella che un futuro migliore possa esistere, sia per i temprati inglesi che per le giovani siriane, l’importane è stare insieme, senza confini.
E noi non possiamo far altro che ringraziare il regista britannico, ringraziarlo per la sua continua lotta, per il suo cinema che tante storie di individui ai margini ci ha mostrato. Ringraziarlo perché la più grande vecchia quercia rimane lui.
Di Saverio Lunare