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THE ORDER

RECENSIONE

THE ORDER - SPECIALE VENEZIA 81

​Il nuovo film di Justin Kurzel è di quanto più classico ci si può aspettare da un manhunt movie ma riesce a sfruttare questa classicità a suo favore. Nessuna sperimentazione, nessuna voglia di volare troppo in alto, The Order soddisfa lo spettatore grazie ad una compattezza tecnica e narrativa estremamente funzionale.

Tratto da una storia vera ambientata nel Nord Ovest degli USA durante gli anni ‘80, The Order racconta la caccia all’uomo perpetrata dall’FBI nei confronti di Robert Jay Mathews (Nicholas Hoult) capo di un gruppo estremista che sta compiendo atti terroristici. L’agente federale Terry Husk (Jude Law) farà di tutto per scoprire l’entità dell’uomo e terminare il terrore perpetrato dall’organizzazione.
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Tutto in The Order è al posto giusto, dalla regia di Kurzel mai così ispirata nelle atmosfere e nella ricerca di raccontare i sentimenti dei personaggi attraverso le immagini (a volte calcando la mano, come nella forzata e semplice metafora della caccia ad un cervo), passando per la recitazione di tutti gli interpreti del film, da Jude Law nel ruolo dell’ossessionato agente a Nicholas Hoult, capace di essere credibile e mai troppo macchiettistico nella sua interpretazione, senza dimenticare l’ottimo lavoro fatto da Tye Sheridan nel ruolo di Jamie, agente più giovane e inesperto che accompagnerà Robert nel caso.
Picture
Un’impeccabilità tecnica che si scontra con una scarsezza riflessiva, perché se da una parte The Order riesce a colpire per la sua fattura, dall’altro tradisce le aspettative di chi cerca nel genere maggiore originalità e teorizzazione.
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In The Order tutto è molto buono, nulla è realmente eccezionale. Incuriosisce vederlo in concorso al Festival, una conferma della tendenza degli ultimi anni di tentata apertura verso il genere, anche quando più classico e con archetipi standard.

​Di Saverio Lunare


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