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TRAP

RECENSIONE

TRAP

​M. Night Shyamalan sembra aver affinato il suo stile. Abbandonando le strutture narrative finalizzate al colpo di scena scioccante il regista riesce a calibrare al meglio la sua regia, mostrando quanto è bravo dietro la macchina da presa ma facendolo sempre al servizio dei meccanismi di tensione del genere.

Cooper (Josh Hartnett) accompagna sua figlia Riley (Ariel Donoughue) al concerto di Lady Raven (Saleka) una nota pop star molto celebre tra le nuove generazioni, presto l’uomo scoprirà che l’intero evento è una trappola ideata dall’FBI per catturare “il macellaio” uno spietato serial killer che si trova al concerto.
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Sin dal trailer lo spettatore era a conoscenza che il serial killer è Cooper, una scelta quella di Shyamalan molto acuta, che permette al regista di poter creare una prima parte di film retta sui meccanismi hitchcockiani, con Cooper sempre un passo avanti sia all’FBI che nei confronti dello spettatore. La tensione è creata attraverso sguardi (eccezionale il lavoro fatto da Josh Hartnett) e conversazioni ascoltate attraverso walkie talkie, il tutto scandito da situazioni tipiche di un concerto: le file negli stand, le urla e i telefonini alzati da parte del pubblico, ingressi a sorpresa di cantanti ospiti di Lady Raven, Shyamalan è bravissimo a giocare con l’evento in questione e a farlo integrare attivamente alla narrazione del film. La prima parte eccelle in questo e spicca per il controllo che il regista ha su ogni sequenza e su ogni singolo avvenimento narrativo.
Picture
​La seconda parte di Trap, ambientata all’esterno del palazzetto è meno efficace, soprattutto quando cerca di profilare psicologicamente Cooper, con i suoi problemi dovuti ad un’infanzia travagliata, e le motivazioni che lo hanno spinto a diventare un serial killer, più convenzionale rispetto alla prima metà e dal sapore di già visto. Nonostante un calo evidente però, anche la seconda parte di Trap riesce a regalare allo spettatore momenti di grande cinema, con un interessante e originale utilizzo della popolarità da social, che per una volta nel cinema si rivelerà positiva.

Trap è un thriller estremamente piacevole, con una prima parte calibrata al millimetro da Shyamalan e una seconda che nonostante una flessione narrativa riesce comunque a “intrappolare” lo spettatore in questo bel film che non ha alcun bisogno del colpo di scena, ma che si regge grazie al talento registico del proprio autore.

​Di  Saverio Lunare

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