VERMIGLIO - SPECIALE VENEZIA 81
Che Maura Delpero abbia uno stile e un tocco personale è indubbio. Vermiglio è la dimostrazione che la Delpero è un’ottima regista e che sa come inquadrare i sentimenti umani (soprattutto femminili). Ma quando si fa un film, entrano in gioco anche aspetti strutturali e di scrittura, in questo Vermiglio risulta carente e poco riuscito.
Vermiglio è il secondo film italiano presentato all’ottantunesima edizione del Festival del cinema di Venezia, ed è il secondo film in cui la guerra è presente ma non si vede (abbiamo forse sottovalutato l’impatto di La zona d’interesse nel cinema?).
Quando nel paesino montano di Vermiglio si rifugia Pietro (Giuseppe De Domenico) un giovane soldato siciliano, Lucia (Martina Scrinzi), figlia maggiore di una numerosa famiglia del posto, si invaghirà dell’uomo e inizierà una relazione sentimentale che porterà ad un matrimonio. Nel frattempo il padre di Lucia (Tommaso Ragno), severo maestro di Vermiglio ha un difficoltoso rapporto con suo figlio (anche suo allievo) e una delle sorelle minori di Lucia inizierà a percepire pulsioni sessuali nei confronti di una giovane e ribelle ragazza del villaggio (Carlotta Gamba).
Le atmosfere ricordano quelle del cinema di Alice Rohrwacher, anche se la magia e la capacità di lavorare con il fantastico non è la stessa. Ciò su cui si concentra maggiormente il film della Delpero è la donna italiana dell’epoca: vessata, umiliata, oppressa dalla religione e dalle credenze del tempo. Per questo la seconda guerra mondiale c’è ma non si vede, alla Delpero interessa l’altro lato della medaglia, quello delle donne rimaste in paese durante il conflitto.
Vermiglio è il secondo film italiano presentato all’ottantunesima edizione del Festival del cinema di Venezia, ed è il secondo film in cui la guerra è presente ma non si vede (abbiamo forse sottovalutato l’impatto di La zona d’interesse nel cinema?).
Quando nel paesino montano di Vermiglio si rifugia Pietro (Giuseppe De Domenico) un giovane soldato siciliano, Lucia (Martina Scrinzi), figlia maggiore di una numerosa famiglia del posto, si invaghirà dell’uomo e inizierà una relazione sentimentale che porterà ad un matrimonio. Nel frattempo il padre di Lucia (Tommaso Ragno), severo maestro di Vermiglio ha un difficoltoso rapporto con suo figlio (anche suo allievo) e una delle sorelle minori di Lucia inizierà a percepire pulsioni sessuali nei confronti di una giovane e ribelle ragazza del villaggio (Carlotta Gamba).
Le atmosfere ricordano quelle del cinema di Alice Rohrwacher, anche se la magia e la capacità di lavorare con il fantastico non è la stessa. Ciò su cui si concentra maggiormente il film della Delpero è la donna italiana dell’epoca: vessata, umiliata, oppressa dalla religione e dalle credenze del tempo. Per questo la seconda guerra mondiale c’è ma non si vede, alla Delpero interessa l’altro lato della medaglia, quello delle donne rimaste in paese durante il conflitto.
Ciò che non funziona nella pellicola è la voglia di contornare una trama principale (quella sì ben riuscita e affascinante) con delle linee narrative soltanto abbozzate e mai approfondite, come quella della scoperta della propria sessualità o della rigorosità da parte del pater familias.
Se il film fosse durato ottanta minuti, con la narrazione concentrata su Lucia e Pietro, avrebbe esaltato le capacità indiscutibili della regista, ma purtroppo la pellicola divaga e alla lunga stenta, con 120 minuti troppo diluiti. Peccato, perché in Vermiglio si percepisce un’idea di messa in scena dell’Italia dell’epoca interessante e personale, con una maggiore asciuttezza narrativa e stilistica avremmo avuto un ottimo film sul femminile.
Di Saverio Lunare
Se il film fosse durato ottanta minuti, con la narrazione concentrata su Lucia e Pietro, avrebbe esaltato le capacità indiscutibili della regista, ma purtroppo la pellicola divaga e alla lunga stenta, con 120 minuti troppo diluiti. Peccato, perché in Vermiglio si percepisce un’idea di messa in scena dell’Italia dell’epoca interessante e personale, con una maggiore asciuttezza narrativa e stilistica avremmo avuto un ottimo film sul femminile.
Di Saverio Lunare