VERMIN - SI POSSONO ANCORA FARE MONSTER MOVIE MODERNI
Avete presente il cinema di Ladj Ly? Il talentuoso regista che ha impressionato tutti nel 2019 con il suo esordio I Miserabili; unitelo al classico cinema di mostri e d’invasione, con archetipi riconducibili alla serie b anni ‘50; aggiungeteci un pizzico di Joe Dante e quella capacità che il maestro ha di mettere in scena ragazzi in contesti fantastici… il risultato di questa insospettabile ricetta è l’esordio di Sébastien Vaniček Vermin.
Kaleb (Théo Christine) è un ragazzo appassionato di animali esotici. Quando porta nella sua banlieue popolare un ragno del deserto velenoso, la situazione sfuggirà di mano e i residenti del palazzo dovranno affrontare una vera e propria invasione di ragni letali.
La struttura narrativa è quella classica del genere: un ragazzo fa una grossa cazzata che mette a repentaglio la sicurezza di chi gli sta intorno, e lo stesso ragazzo in compagnia dei suoi amici deve rimediare all’errore fatto. Non è molto distante dall’archetipo narrativo dei Gremlins, non a caso Joe Dante non può non venire in mente guardando Vermin. La grande capacità di Vaniček è quella di ambientare il racconto orrorifico in un moderno constesto sociale, quello delle banlieue francesi, in cui ragazzi transalpini di seconda generazione vengono emarginati, ai limiti dall’essere ghettizzati, in palazzi popolari abbandonati dalle istituzioni dove, come si vede spesso nel film, non funziona nulla.
Kaleb (Théo Christine) è un ragazzo appassionato di animali esotici. Quando porta nella sua banlieue popolare un ragno del deserto velenoso, la situazione sfuggirà di mano e i residenti del palazzo dovranno affrontare una vera e propria invasione di ragni letali.
La struttura narrativa è quella classica del genere: un ragazzo fa una grossa cazzata che mette a repentaglio la sicurezza di chi gli sta intorno, e lo stesso ragazzo in compagnia dei suoi amici deve rimediare all’errore fatto. Non è molto distante dall’archetipo narrativo dei Gremlins, non a caso Joe Dante non può non venire in mente guardando Vermin. La grande capacità di Vaniček è quella di ambientare il racconto orrorifico in un moderno constesto sociale, quello delle banlieue francesi, in cui ragazzi transalpini di seconda generazione vengono emarginati, ai limiti dall’essere ghettizzati, in palazzi popolari abbandonati dalle istituzioni dove, come si vede spesso nel film, non funziona nulla.
Ed è qui che scaturisce il paragone con Ladj Ly, uno dei maggiori autori capaci (anche solo con due film) di descrivere le banlieue e gli abusi di potere che i residenti di esse ricevono. Così come in La notte dei morti viventi i zombie sono solo una parte del pericolo che i protagonisti devono affrontare (vedesi il clamoroso e rivoluzionario finale del capolavoro di Romero), anche in Vermin i ragni sono solo co-rivali dei protagonisti. Meccanismo reso evidente da un’eccezionale sequenza in cui Kaleb e i suoi amici, una volta superato l’ostacolo principale (i ragni) devono affronare un altro ostacolo, quello delle cariche dei poliziotti che non permettono la fuga dei ragazzi dal palazzo. Una sequenza figlia di Romero e modernizzata al contesto sociale francese attuale, che potenza.
Vermin è la dimostrazione che il genere non sarà mai demodé. Pur utilizzando archetipi classici e strutture idealizzate da altri, avrà sempre la forza di rinnovarsi. Ed è così che anche la serie B anni ‘50, il cinema di Joe Dante e quello di Ladj Ly possono coesistere e fondersi alla perfezione.
Di Saverio Lunare
Vermin è la dimostrazione che il genere non sarà mai demodé. Pur utilizzando archetipi classici e strutture idealizzate da altri, avrà sempre la forza di rinnovarsi. Ed è così che anche la serie B anni ‘50, il cinema di Joe Dante e quello di Ladj Ly possono coesistere e fondersi alla perfezione.
Di Saverio Lunare