WALLACE & GROMIT - LE PIUME DELLA VENDETTA
Se c’è una casa di produzione che può teorizzare la differenza tra l’automatismo di un A.I. e il buon, vecchio, fatto a mano, quella è senza dubbio la Aardman. La creazione di Peter Lord e David Sproxton (a cui successivamente si aggiungerà Nick Park, ideatore di Wallace & Gromit), si è sempre distinta per la sua animazione artigianale, una stop motion che non ha alcuna intenzione di essere realista, ma che vive della sua tangibilità. I modellini della Aardman non sono soltanto iconici per il loro aspetto, ma anche per il loro essere “vivi”.
Dopo che lo spietato pinguino criminale Feathers McGraw è stato rinchiuso in uno zoo per merito di Wallace & Gromit, i due conducono una vita serena, se non fosse che le strampalate creazioni di Wallace stanno mettendo a repentaglio la pace del suo amico Gromit, privato dei piaceri principali a causa dell’automatismo delle invenzioni di Wallace. Quando l’inventore sfodera la sua ultima creazione: Norbot, uno gnomo-robot tuttofare, Feathers McGraw avrà la sua chance di vendetta e farà di tutto per riprendersi un prezioso diamante blu.
Certo, la rappresentazione dell’intelligenza artificiale in Wallace & Gromit - Le piume della vendetta, è molto semplice e banale, con ripetuti riferimenti al “Non si sa fare più nulla senza l’aiuto di una macchina” e alla nostalgica idea che le cose vecchie non soltanto siano più “umane”, ma siano di gran lunga migliori rispetto al nuovo. Appurato che la Aardman mantenga una coerenza in questa visione dell’automatismo tecnologico rispetto a qualcosa di handmade, troviamo un po’ ipocrita che Le piume della vendetta sia un film distribuito da Netflix, in cui a regnare è un algoritmo. Ecco, dunque, che in soccorso arriva una retorica trovata narrativa: il più tipico dei “Va bene, soltanto se usata con moderazione”.
Dopo che lo spietato pinguino criminale Feathers McGraw è stato rinchiuso in uno zoo per merito di Wallace & Gromit, i due conducono una vita serena, se non fosse che le strampalate creazioni di Wallace stanno mettendo a repentaglio la pace del suo amico Gromit, privato dei piaceri principali a causa dell’automatismo delle invenzioni di Wallace. Quando l’inventore sfodera la sua ultima creazione: Norbot, uno gnomo-robot tuttofare, Feathers McGraw avrà la sua chance di vendetta e farà di tutto per riprendersi un prezioso diamante blu.
Certo, la rappresentazione dell’intelligenza artificiale in Wallace & Gromit - Le piume della vendetta, è molto semplice e banale, con ripetuti riferimenti al “Non si sa fare più nulla senza l’aiuto di una macchina” e alla nostalgica idea che le cose vecchie non soltanto siano più “umane”, ma siano di gran lunga migliori rispetto al nuovo. Appurato che la Aardman mantenga una coerenza in questa visione dell’automatismo tecnologico rispetto a qualcosa di handmade, troviamo un po’ ipocrita che Le piume della vendetta sia un film distribuito da Netflix, in cui a regnare è un algoritmo. Ecco, dunque, che in soccorso arriva una retorica trovata narrativa: il più tipico dei “Va bene, soltanto se usata con moderazione”.
Per il resto, il film di Nick Park e Merlin Crossingham, è un puro film Aardman, in cui il ritmo è incessante e l’utilizzo, sempre al limite tra il parodico e il serioso, dei generi (in questo caso l’action) è centratissimo. Non a caso, il mattatore del film è proprio Feathers McGraw, rappresentato come un cattivo tipico degli heist movie, pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo.
Probabilmente non è brillante come i film migliori della casa di produzione (da Galline in fuga a Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro per dirne due; la lista potrebbe certamente continuare), ma quando Le piume della vendetta mette da parte la teorizzazione sulla Aardman stessa e su quanto è bello l’artigianale piuttosto che l’automatismo, e si trasforma in un reale film Aardman in cui il genere fa da padrone, riesce a divertire e a mostrare il perché la casa di produzione inglese sia, tutt’ora, una delle più importanti e rivoluzionarie nell’ambito dell’animazione mondiale.
Di Saverio Lunare
Probabilmente non è brillante come i film migliori della casa di produzione (da Galline in fuga a Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro per dirne due; la lista potrebbe certamente continuare), ma quando Le piume della vendetta mette da parte la teorizzazione sulla Aardman stessa e su quanto è bello l’artigianale piuttosto che l’automatismo, e si trasforma in un reale film Aardman in cui il genere fa da padrone, riesce a divertire e a mostrare il perché la casa di produzione inglese sia, tutt’ora, una delle più importanti e rivoluzionarie nell’ambito dell’animazione mondiale.
Di Saverio Lunare