YANNICK
L’opera di Quentin Dupieux presentata al Festival di Locarno dalla durata di soli 67 minuti è un travolgente Kammerspiel ambientato in un teatro parigino durante la rappresentazione di una noiosa e soporifera commediola, la cui trama gira intorno ad un triangolo amoroso. Improvvisamente, una voce dal pubblico interrompe lo spettacolo. Il giovane ragazzo si chiama Yannick e prenderà in ostaggio i presenti con un’arma da fuoco, costringendoli a realizzare uno spettacolo per farlo finalmente divertire.
"Non trovo lo spettacolo divertente. Mi sento peggio di quando sono entrato"
Cos’è l’arte? Chiunque può essere in grado di realizzare qualcosa che si avvicini ad essa? E soprattutto, che rapporto si instaura tra attore e spettatore?
Il regista Quentin Dupieux è in grado di far emergere queste domande in così poco minutaggio, in così poco spazio filmico e soprattutto, con così tanto humor. Il film infatti tiene incollati alla sedia come (ironia della sorte) se fossimo anche noi ostaggi di Yannick.
"Non trovo lo spettacolo divertente. Mi sento peggio di quando sono entrato"
Cos’è l’arte? Chiunque può essere in grado di realizzare qualcosa che si avvicini ad essa? E soprattutto, che rapporto si instaura tra attore e spettatore?
Il regista Quentin Dupieux è in grado di far emergere queste domande in così poco minutaggio, in così poco spazio filmico e soprattutto, con così tanto humor. Il film infatti tiene incollati alla sedia come (ironia della sorte) se fossimo anche noi ostaggi di Yannick.
Sì perché il giovane - puntando la pistola agli attori, abbattendo la quarta parete e prendendosi la scena - ribalta quello che possiamo definire il “dominio” o il privilegio che ha l’artista sullo spettatore (passivo ed inerme sulla sua seggiolina). Al contrario, come menziona il sottotitolo italiano, questa è la rivincita dello spettatore, da ora sarà lui (Yannick) a tenere in ostaggio il fantomatico “artista” e noi, incredibilmente, siamo dalla sua parte.
Yannick è un film che sembra strizzare l’occhio all’intrusione teatrale pirallendiana virando, forse, verso interpretazioni autocritiche e autoironiche che lo stesso regista francese propone, e gli basta solo un’ora per realizzare quella che, al contrario di quella interrotta da Yannick, è un’opera che non annoia mai.
Di Simona Rurale
Yannick è un film che sembra strizzare l’occhio all’intrusione teatrale pirallendiana virando, forse, verso interpretazioni autocritiche e autoironiche che lo stesso regista francese propone, e gli basta solo un’ora per realizzare quella che, al contrario di quella interrotta da Yannick, è un’opera che non annoia mai.
Di Simona Rurale