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ROMERÍA

RECENSIONE


​ROMER​ÍA - SULLE ORME DEI FANTASMI FAMILIARI - SPECIALE BIOGRAFILM 2026

​Dopo il trionfo al Festival del cinema di Berlino nel 2022 con Alcarràs, Carla Simón realizza il suo film più personale, fondendo la fiction al suo vissuto, raccontando attraverso una rappresentazione di se stessa diciottenne la ricerca delle proprie origini familiari.

Nella Galizia dei primi anni 2000, Marina (Llúcia Garcia) rintraccia la famiglia di suo padre biologico deceduto a causa dell’AIDS quando lei era in tenera età. Conoscendo zii, cugini e nonni, la giovane ripercorre — utilizzando il diario ritrovato di sua madre, anch’essa scomparsa prematuramente — la vita dei suoi genitori, tra ricordi, presupposizioni e una forte dose di immaginazione.

Quando per ricostruire parte della storia le parole diventano un limite, ecco che Carla Simón passa alle immagini, al cinema. Ed è così che la storia d’amore dei suoi genitori diventa Monica e il desiderio di Ingmar Bergman e la loro dipendenza da eroina si trasforma in More di Barbet Schroeder. La sequenza onirica in cui la realtà viene sostituita da una proiezione da parte di Marina della vita dei suoi genitori — e non a caso i corpi nei ricordi si confondono e assumono le sembianze di quelli più vicini — sposa la cinefilia, rimandando agli amori filmici di Carla Simón e alle sue ispirazioni.
Foto
​Marina, che compie il viaggio con lo scopo di farsi autenticare dei documenti anagrafici per la domanda della borsa di studio per un’università di cinema, porta con sé una piccola videocamera analogica. Filma i luoghi e le persone che hanno fatto parte della vita dei suoi genitori, e mentre le versioni dei parenti si contraddicono, filtrate da opportunismi, contrasti interni o semplici ricordi sbiaditi, lei cerca attraverso il mezzo di costruirsi la sua personale storia, che esploderà in quella proiezione in cui il cinema, e i film, diventeranno assoluti protagonisti.

Il rischio delle pellicole fortemente autobiografiche e che si ispirano a racconti così intimi e personali è sempre lo stesso: l’auto indulgenza. Carla Simón rischia in alcuni passaggi di costruire troppo il suo alter ego cinematografico, di renderlo un personaggio estremamente sceneggiato, soprattutto attraverso alcune azioni che compie Marina in reazione alla famiglia di suo padre. Ma la regista spagnola ha un grandissimo talento nella messa in scena, sa cosa significa esprimersi attraverso le immagini — capacità che era già presente in Alcarràs ​-- e sa come farle connettere all’archetipo del ricordo e a quella sensazione fantasmatica che fa da cornice all’intera pellicola.

Perché Romería, così come l’Aftersun di Charlotte Wells, è un film di fantasmi, nascosti nei bagni o ripercorsi attraverso le pagine di un diario e proiezioni cinefile che sostituiscono — o quanto meno, provano a farlo — le mancanze della vita vera.
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Di Saverio Lunare
10/06/2026

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