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SAN DAMIANO

SPECIALE

I RAGAZZI DI VITA DI SAN DAMIANO

L’operazione San Damiano funziona proprio perché una figura così autentica come Damian Eugeniusz Bielicki ne costituisce il cuore pulsante. Il suo carisma e la sua ossessione per il riscatto attraverso la popolarità lo rendono il centro del racconto, tanto che il documentario è costruito in modo da ricalcare la tipica struttura narrativa del Viaggio dell’Eroe.

Il progetto nasce dall’incontro tra il protagonista e i registi Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, avvenuto alla stazione di Roma. I due raccolgono cento ore di girato tra il 2022 e il 2023, periodo in cui vivono a stretto contatto con i senzatetto che abitano i dintorni di Roma Termini. Nel risultato finale, la stazione emerge come un rifugio precario per tutti coloro che, come Damian, inseguono il loro personale "sogno americano" a Roma.

Lo spettatore segue l’ascesa (ma soprattutto la discesa) di un giovane senza un soldo in tasca che decide di riappropriarsi della sua vita, si distacca dall’ambiente in cui vive, intraprende una storia d’amore intensa e tormentata, e, soprattutto, cerca disperatamente di essere visto. Il suo desiderio di riscatto – per quanto fatichi a trovare riscontro nella realtà – rivela una profonda umanità. Infatti, Damian si distingue per una spiccata capacità di percepire e comprendere gli altri nella loro interezza. Pur cercando in tutti i modi di prendersi cura dei suoi amici, non riesce a trovare la sua via d'uscita e finisce per essere schiacciato dalla propria fragilità. 
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​La denuncia di Sassoli e Cifuentes trova la sua forza nello sguardo della cinepresa che si muove senza pregiudizi tra le storie dei senzatetto, amalgamandosi alle loro percezioni, ai loro sogni e alle loro ferite, fino a integrare lo sguardo stesso del protagonista, tramite l’inserimento di alcuni video registrati dal cellulare di Damian.

Dettagli, primi piani, rallenty, campi lunghi, movimenti di macchina, riprese dal basso descrivono in maniera dinamica la vita dei senzatetto. Le inquadrature sono costruite per valorizzare quello che accade sulla scena: tutto ciò che appare casuale non lo è davvero. Emblematica la ripresa del murales “workers lives matter” oppure la scena in cui Alessio recita “una moneta per noi poveri”, seguita da quella dei turisti che lanciano monete nella Fontana di Trevi, più attenti ai propri desideri. Subito dopo, Damian e i suoi amici tentano di raccoglierle: ai poveri non resta altro che raccogliere gli avanzi dei desideri degli altri.

Fondamentale anche il ruolo della musica (sia diegetica che extradiegetica), che contribuisce a valorizzare l’atmosfera emotiva del film e sembra essere dettata direttamente dai personaggi. I registi stessi affermano che si tratta quasi di un film musicale, tanto da aver rilasciato anche un album con l’intera colonna sonora. Damian usa la musica come strumento di riscatto: le scene in cui canta sono girate come fossero videoclip musicali, quasi a voler realizzare – quantomeno all’interno del film – il suo sogno di diventare un cantante.
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​La libera iniziativa dei soggetti ma, soprattutto, la crudezza delle riprese, al limite del voyeurismo, ricordano i film underground di Andy Warhol: ferite, nudità, sesso, siringhe e liquidi corporei vengono mostrati senza filtri. L’uso di questo stile in un documentario amplifica il ritratto sincero, sporco e diretto dei soggetti ripresi, che si spogliano, letteralmente e metaforicamente, davanti alla macchina da presa.

Il centro dell'attenzione rimangono così i corpi stessi, che si cercano e si respingono, mentre la cinepresa ne scruta e cattura le reazioni. Ne restituisce la confusione, i desideri, i contrasti, ma soprattutto la resilienza. E quando arriva il momento di separarsi dai “personaggi”, la sensazione è di un vuoto tangibile: come se avessimo condiviso – anche solo per un attimo – una dimensione "sotterranea" e invisibile, ma profondamente vicina alla nostra realtà quotidiana. 
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Di Roberta Bellia
21/03/2026

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