SEAN BAKER: LA PALMA D'ORO ALLA CINEFILIA
Si è conclusa la 77a edizione del Festival del cinema di Cannes, la giuria presieduta da Greta Gerwig ha assegnato la Palma d’oro ad Anora, il nuovo film diretto da Sean Baker.
Il giovane regista americano al suo ottavo lungometraggio trionfa sulla Croisette; una vittoria che sa di consacrazione per un regista che in poco tempo è riuscito a catturare l’attenzione dell’industria cinematografica attraverso eccezionali ritratti delle nuove generazioni.
Ragazze e ragazzi che diventano adulti troppo in fretta e adulti che non riescono a smettere di comportarsi come ragazzini, il cinema di Sean Baker vive grazie al rapporto tra generazioni opposte che si influenzano a vicenda.
Rapporto che è presente nel suo più grande successo: Un sogno chiamato Florida (2017), in cui Moonee (Brooklynn Prince) trascorre le vacanze spensierata (come una bambina di sei anni ha diritto a fare) mentre sua madre Halley (Bria Vinaite) cerca di guadagnarsi da vivere attraverso il sex working.
Il giovane regista americano al suo ottavo lungometraggio trionfa sulla Croisette; una vittoria che sa di consacrazione per un regista che in poco tempo è riuscito a catturare l’attenzione dell’industria cinematografica attraverso eccezionali ritratti delle nuove generazioni.
Ragazze e ragazzi che diventano adulti troppo in fretta e adulti che non riescono a smettere di comportarsi come ragazzini, il cinema di Sean Baker vive grazie al rapporto tra generazioni opposte che si influenzano a vicenda.
Rapporto che è presente nel suo più grande successo: Un sogno chiamato Florida (2017), in cui Moonee (Brooklynn Prince) trascorre le vacanze spensierata (come una bambina di sei anni ha diritto a fare) mentre sua madre Halley (Bria Vinaite) cerca di guadagnarsi da vivere attraverso il sex working.
Ma anche nel più recente Red Rocket (2019), in cui l’ex porno attore Mikey (Simon Rex) di ritorno nella sua terra natale e mal voluto da tutti i suoi conoscenti, cerca sostegno nella diciassettenne “Fragola” (Suzanna Son), una ragazzina in cerca di rivalsa lontana dalla provincia.
Insomma, l’occhio di Sean Baker è sempre rivolto verso un America nascosta che nessuno vuole vedere, quella dei dimenticati e malvoluti che preservano comunque la speranza, il “sogno americano” mai raggiunto ma comunque custodito in un cassetto, perché non si sa mai che cosa potrebbe succedere domani. Con Anora Sean Baker realizza un film su una stripper che trova la sua fortuna grazie ad un ricco cliente russo, e vince uno dei premi del cinema più prestigiosi.
“È incredibile. Cosa ci sarà dopo? Beh, spero che questo mi faccia guadagnare qualche dollaro in più per fare un film. Quindi ora sto per riconsiderare il futuro. Vi farò sapere qualcosa in merito".
Insomma, l’occhio di Sean Baker è sempre rivolto verso un America nascosta che nessuno vuole vedere, quella dei dimenticati e malvoluti che preservano comunque la speranza, il “sogno americano” mai raggiunto ma comunque custodito in un cassetto, perché non si sa mai che cosa potrebbe succedere domani. Con Anora Sean Baker realizza un film su una stripper che trova la sua fortuna grazie ad un ricco cliente russo, e vince uno dei premi del cinema più prestigiosi.
“È incredibile. Cosa ci sarà dopo? Beh, spero che questo mi faccia guadagnare qualche dollaro in più per fare un film. Quindi ora sto per riconsiderare il futuro. Vi farò sapere qualcosa in merito".
Baker è sempre stato un regista abituato a lavorare con budget bassissimi rispetto alla media: Tangerine (2015), un film presentato al Sundance Film Festival che narra del viaggio di due prostitute in cerca di vendetta tra le sottoculture di Los Angeles, fece parlare di sé in quanto è stato completamente girato dal regista con un Iphone 5s, a causa del budget limitato. Lo stesso Un sogno chiamato Florida è costato solo due milioni di dollari e presenta scene dal sapore indipendente come quelle girate a modi candid camera, con una telecamera nascosta o la scena finale, girata con un iPhone 6 a Disney World senza il permesso della direzione del parco.
La sua produzione a basso budget (ma senza che il risultato finale ne risenti) ricorda la produzione a cui tanto Baker è legato, quella del cinema di genere. Sean Baker oltre ad essere un eccezionale regista, è anche un cinefilo con i fiocchi: non ha mai nascosto il suo amore per il cinema di genere italiano, anzi, cerca attraverso i social di condividere questo amore, suggerendo sempre pellicole ricercate e nascoste.
Una cinefilia, quella di Sean Baker, che ricorda i registi della Nouvelle Vague francese con I Cahiers du cinéma: prima grandi fruitori di cinema e successivamente cineasti eccezionali.
La sua produzione a basso budget (ma senza che il risultato finale ne risenti) ricorda la produzione a cui tanto Baker è legato, quella del cinema di genere. Sean Baker oltre ad essere un eccezionale regista, è anche un cinefilo con i fiocchi: non ha mai nascosto il suo amore per il cinema di genere italiano, anzi, cerca attraverso i social di condividere questo amore, suggerendo sempre pellicole ricercate e nascoste.
Una cinefilia, quella di Sean Baker, che ricorda i registi della Nouvelle Vague francese con I Cahiers du cinéma: prima grandi fruitori di cinema e successivamente cineasti eccezionali.
Di Simona Rurale e Saverio Lunare