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SEND HELP

RECENSIONE

SEND HELP - LA DICHIARAZIONE DI UN REGISTA SOPRAVVISSUTO ALL'INDUSTRIA

Con Send Help Sam Raimi torna alle origini di quel genere horror intriso di umorismo slapstick che lui stesso ha battezzato nel 1981 con La Casa, fino a Drag Me to Hell del 2009, dopo il quale il suo destino produttivo ha visto recise le sue potenzialità espressive al di fuori di regie su commissione come Il Grande e Potente Oz e, quattro anni fa, Dottor Strange e il Multiverso della Follia, gradevole parentesi nella fase più fiacca del Marvel Cinematic Universe con cui si sperava che il regista di Spiderman riuscisse ad ingraziarsi il benestare produttivo per lavorare su un progetto più piccolo e personale. Tornare al proprio a quel cinema, ben 17 anni dopo, è quindi anche un'occasione per ribadire come l'horror, qui declinato nel sottogenere dei sopravvissuti soli su un isola, è il suo modo migliore di fare satira contemporanea sul presente.

Nelle vesti goffe di una magnifica Rachel McAdams, consumata da 7 anni di lavoro d'ufficio, e nella spavalderia di Dylan O'Brien, il nuovo e più giovane presidente dell'azienda piena di strafottenza maschile, Raimi tratteggia con una raffinata capacità di sintesi dei dettagli una perfida gerarchia di ruoli nelle linee di potere che separano uomo e donna, datore di lavoro e impiegata.

Quando per una svista un grumo di cibo rimane visibile accanto alla bocca, mostruosamente ingigantito nella percezione di Bradley/O'Brien per Linda Liddle/McAdams, la trappola dell'umiliazione si innesca dal suo lezzo di panino al tonno che permea l'ufficio, con il disprezzo olfattivo di classe (già raccontato da Bong Joon-ho in Parasite) che ruba ogni merito nel valore professionale e produttivo di Linda (perché lei è brava con i numeri). Nell'ambiente di lavoro, con tutte le sue microaggressioni verbali, tutto è ampiamente mappato con efficacia da Raimi per ribaltarne le premesse con risvolti violenti, dove la positive attitude di Linda (alimentata da numerosi slogan motivazionali) regna dopo che lei e Bradley rimangono gli unici sopravvissuti in un'isola sperduta del golfo della Thailandia.
Foto
L'isola tropicale come set teatrale da attraversare con le sue visioni diaboliche: un paradiso per una fan sfegatata di show televisivi di sopravvivenza, un inferno per il suo datore di lavoro inerme davanti alla disinvolta padronanza di Linda nel fare suo il mantra aziendale "Strategia e Pianificazione".

Send Help parte come una screwball comedy, quelle classiche hollywoodiane degli anni '30 che sognavano scenari esotici dove ribaltare i ruoli degli stereotipi di genere; per poi contaminarsi nel tocco dispettoso di Raimi attraverso il trasformismo di Rachel McAdams, che riscrive la sua reputazione di mean girl in una moderna Kathy Bates di Misery non deve moire. La natura selvatica dell'isola le lascia dismettere i panni della sottomessa quando la caccia al cinghiale (mostro digitale che torna a far volare rasoterra lo sguardo del regista), tra fiotti di muco e viscere, le permette di riappropriarsi del proprio corpo, anche quando si ritrova specchiata nella superficie acquosa di una pozzanghera.
Una breve parentesi di intima contemplazione che dimostra ancora la capacità classica di Raimi di raccontare i suoi personaggi; mentre l'uomo, che nel mondo ideale ha tempo di giocare a golf, rimane infermo e rischia la castrazione (fisica e sociale), perché non sa ottimizzare il proprio tempo.

Con un ritmo che non perde colpi, pur affrettando alcuni passaggi finali, e grazie ad una convincente intesa tra i due protagonisti che reggono con carisma l'escalation della loro battaglia, Send Help è inevitabilmente una pellicola in cui fanno eco le opere precedenti del regista, pur giocando con le aspettative di un revenge movie in linea con l'empowerment femminile delle più recenti opere di genere firmate da autrici come Coralie Fargeat o Emerald Fennel.

In questa mattanza che non fa sconti a nessuno, il cinismo finale sottende una visione pessimistica sul mondo in cui lo stesso Sam Raimi ritrova la propria voce come un sopravvissuto dentro un'industria cinematografica profondamente mutata. Trovando insieme a Linda la sua isola felice, Send Help rievoca quei demoni di un cinema che torna fieramente a camminare come un morto vivente, e pur nei suoi limiti continua a divertirci tantissimo.
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Di Emilio Occhialini
31/01/2026

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