SENTIMENTAL VALUE - LA SINDROME DI STENDHAL EMOTIVA
Il cinema come strumento per riavvicinarsi, per scoprire parti di sé e per rimettersi in contatto con chi non ci è mai stato o con chi non si è mai stati. La creatività come veicolo per elaborare un lutto, una perdita, la depressione.
Ma Sentimental Value di Joachim Trier non è solo metacinema, è molto di più. È forse il migliore dramma familiare contemporaneo che si possa desiderare; fondato sul tempo che è passato, sul non detto, su rapporti travagliatamente universali, nonostante uno status dei personaggi protagonisti elitario e privilegiato. Sentimental Value è ciò che il dramma borghese (quello fatto bene) deve fare, avvicinarsi allo spettatore e spettinarlo attraverso l’immedesimazione dei sentimenti.
Quale metodo migliore per farlo se non partendo dal cast, dalle prove attoriali di attrici della “porta accanto” come le straordinarie Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas; due corpi e due volti che non appartengono a quelli delle star canoniche, ma che trafiggono per quanto sono reali, per la loro austera bellezza scandinava che viene scalfita dalle fragilità dei loro personaggi, e che ci regalano il dialogo tra sorelle più bello e struggente degli ultimi anni.
“C’è una grande differenza nel modo in cui siamo cresciute: io avevo te”
Ma Sentimental Value di Joachim Trier non è solo metacinema, è molto di più. È forse il migliore dramma familiare contemporaneo che si possa desiderare; fondato sul tempo che è passato, sul non detto, su rapporti travagliatamente universali, nonostante uno status dei personaggi protagonisti elitario e privilegiato. Sentimental Value è ciò che il dramma borghese (quello fatto bene) deve fare, avvicinarsi allo spettatore e spettinarlo attraverso l’immedesimazione dei sentimenti.
Quale metodo migliore per farlo se non partendo dal cast, dalle prove attoriali di attrici della “porta accanto” come le straordinarie Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas; due corpi e due volti che non appartengono a quelli delle star canoniche, ma che trafiggono per quanto sono reali, per la loro austera bellezza scandinava che viene scalfita dalle fragilità dei loro personaggi, e che ci regalano il dialogo tra sorelle più bello e struggente degli ultimi anni.
“C’è una grande differenza nel modo in cui siamo cresciute: io avevo te”
Se la Nora di Renate Reinsve e la Agnes di Inga Ibsdotter Lilleaas potremmo (e desidereremmo) conoscerle personalmente bussando nella casa accanto alla nostra (se vivessimo a Oslo). Differenti sono i ruoli degli altri due personaggi protagonisti: Gustav Borg interpretato da Stellan Skarsgård, padre di Nora e Agnes, regista cinematografico che da 15 anni realizza solo documentari ma con una sceneggiatura pronta per poter tornare nelle scene; e Rachel Kemp di Elle Fanning, star del cinema innamorata di un vecchio film di Gustav Borg e a cui viene proposto il ruolo principale della nuova pellicola del regista. Ruolo che inizialmente Borg ha proposto a sua figlia Nora, intrappolata a interpretare pièce teatrali classiche (da Medea all’Otello), e in conflitto con la sua travagliata situazione psicologica, dopo un’infanzia fatta di assenze e mancanze.
Ma è presente un altro protagonista all’interno di Sentimental Value: la casa della famiglia Borg. Non a caso è lei la prima cosa che vediamo nel film, ed è lei la protagonista di una straordinaria sequenza di passaggio del tempo e di ciò che essa significa nell’animo dei personaggi. Con lei iniziamo Sentimental Value e con lei finiamo Sentimental Value, è la casa — e ciò che è successo e succederà al suo interno — a costruire i sentimenti di Nora, Agnes, Gustav e Rachel.
Ma è presente un altro protagonista all’interno di Sentimental Value: la casa della famiglia Borg. Non a caso è lei la prima cosa che vediamo nel film, ed è lei la protagonista di una straordinaria sequenza di passaggio del tempo e di ciò che essa significa nell’animo dei personaggi. Con lei iniziamo Sentimental Value e con lei finiamo Sentimental Value, è la casa — e ciò che è successo e succederà al suo interno — a costruire i sentimenti di Nora, Agnes, Gustav e Rachel.
Il film di Joachim Trier — regista eccezionale dai tempi del suo esordio Reprise, e che adesso potrebbe fare il salto sfondando le barriere della cinefilia — possiede quel qualcosa in più: è capace di far percepire allo spettatore una sorta di Sindrome di Stendhal emotiva, proiettandolo in ogni inquadratura del film (superlativa la fotografia di Kasper Tuxen), avvolgendolo nel suo dramma familiare e intrappolandolo in uno stato sentimentale empatico. Che sofisticatezza cinematografica e che livelli ha raggiunto il regista norvegese, step by step, film dopo film.
Di Saverio Lunare
23/01/2026