Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

SILENT TRLOGY

RECENSIONE

SILENT TRILOGY - LA TRILOGIA DI JUHO KUOSMANEN TRA OMAGGIO E RETROMANIA

In un momento in cui il cinema contemporaneo è sempre più alla ricerca di integrazioni con nuovi linguaggi come i videogiochi o l’intelligenza artificiale, o impegnato nel tentativo di riportare un’estetica legata al recente passato, in particolare ‘80/’90/’00, oppure entrambi, Juho Kuosmanen decide di estremizzare questo processo e riportarci ai primi anni del ‘900, nel cinema muto.
​
Tre (piccole) storie compongono questo nuovo, strano progetto del regista di Scompartimento n.6, che può risultare il classico esperimento-nostalgia verso un tipo di cinema che “non si fa più”, e da un certo punto di vista lo è, ma Kuosmanen riesce a raccontare i protagonisti, ovvero gli ultimi, i disadattati, gli emarginati, con una naturalezza e una grazia poetica, a cui è difficile non voler bene.
 
Il primo cortometraggio, Romu-Mattila ja kaunis nainen (Romu-Mattila and a Beautiful Woman), realizzato nel 2012, racconta la storia di Romu-Mattila, che vive con il suo cane e che, dopo aver perso il suo appartamento, decide di vendere il resto dei suoi beni e trasferirsi in Svezia. La storia si ispira alle reali vicissitudini di Seppo Mattila, che ha dovuto combattere una dura battaglia per il suo appartamento.

Il secondo cortometraggio, Salaviinanpolttajat (The Moonshiners), realizzato nel 2017, è un remake del primo film finlandese datato 1907 e oggi ormai perduto. Kuosmanen si affida alle poche informazioni giunte fino ad oggi riguardanti la trama, il risultato è una tipica slapstick comedy che vede protagonisti due distillatori e contrabbandieri di liquore invitati da un baro a fare una partita di poker.

Il terzo cortometraggio, Kaukainen planeetta (A Planet Far Away), creato appositamente nel 2023 per concludere questa “trilogia”, è un’avventura spaziale, realizzata con scenografie artigianali, che vede protagonisti una guardiana di un faro e suo fratello minore che cercano di dare un senso alla propria vita, costellata solo da infelicità e solitudine.
Foto
Kuosmanen non crea una vera e propria “Silent trilogy”, come dice il titolo, ma decide di dare estrema importanza ai suoni e ai rumori. Dal tintinnio delle monete allo stridente e continuo rumore di una carriola, sembra quasi di essere finiti in un mondo in cui la voce non esiste più.
​
Interessante, inoltre, come ognuno dei tre cortometraggi si inserisca in uno spazio liminale tra generi e sotto-generi. Romu-Mattila ja kaunis nainen è sulla soglia tra il documentario e il film di finzione di denuncia. Salaviinanpolttajat è, invece, un esperimento tra restauro e remake, in quanto parte da un film che è esistito, ma che non potremmo mai vedere. L’ultimo cortometraggio, Kaukainen planeetta, è più ascrivibile ai toni di una fiaba malinconica alla Aki Kaurismäki e la follia immaginativa di Georges Méliès.

Se arrivati a questo punto non avete capito ancora molto bene come inquadrare Mykkätrilogia (Silent Trilogy) come opera cinematografica e come si colloca nel panorama cinematografico odierno, è assolutamente normale. Juho Kuosmanen è riuscito a rendere un progetto che sulla carta poteva risultare anacronistico, in una creatura assolutamente personale e per nulla passatista, in cui emerge solo un grande amore per il cinema. Un porto sicuro in cui ogni cinefilo e cinefila potrà trovare riparo.  
Clicca qui per sostenere Addiction Cinema
Di Andrea Rossini

Email

[email protected]