SINNERS: LA MUSICA NEL TEMPO COME SIMBOLO DI AUTORAPPRESENTAZIONE - SPECIALE BUIO
È stato uno dei casi dell’anno, con un incasso complessivo di oltre 350 milioni di dollari a discapito di un budget di produzione di circa 90 milioni. Numeri che hanno fatto esultare (e rifiatare) la Warner Bros. dopo vari flop di critica e botteghino. Sinners di Ryan Coogler è stato proiettato nella rassegna Buio, nello storico cinema Europa nel cuore di Bologna, dimostrando ancora una volta il poco ‘snobismo’ della rassegna, che passa volentieri dalle piccole perle indipendenti alla grosse produzioni delle major, dando una visione (e un ritratto) del cinema horror a 360 gradi.
Ryan Coogler che debutta nel genere — dopo i successi all’interno del brand Rocky con Creed (2015) e nella Marvel con i due capitoli di Black Panther — dimostra che non è, ancora, totalmente in grado di gestire l’horror. Così come Mati Diop con Atlantique (2019) — all’interno del circuito d’essai — ha messo in mostra le sue difficoltà nel far integrare la socio-politica (in quel caso sicuramente l’aspetto più riuscito e intrigante della pellicola) e la paura, anche Coogler — ma all’interno di tutt’altro circuito — decide di piegarsi verso qualcosa che sembra non appartenergli e soprattutto sceglie di piegare il genere alle sue (nobili) esigenze, ma questa forzatura risulta poco convenevole alla fattura finale del film.
Ryan Coogler che debutta nel genere — dopo i successi all’interno del brand Rocky con Creed (2015) e nella Marvel con i due capitoli di Black Panther — dimostra che non è, ancora, totalmente in grado di gestire l’horror. Così come Mati Diop con Atlantique (2019) — all’interno del circuito d’essai — ha messo in mostra le sue difficoltà nel far integrare la socio-politica (in quel caso sicuramente l’aspetto più riuscito e intrigante della pellicola) e la paura, anche Coogler — ma all’interno di tutt’altro circuito — decide di piegarsi verso qualcosa che sembra non appartenergli e soprattutto sceglie di piegare il genere alle sue (nobili) esigenze, ma questa forzatura risulta poco convenevole alla fattura finale del film.
Smoke e Stack (Michael B. Jordan) sono due fratelli gemelli che tornano da Chicago — dopo aver fatto successo e lavorato al servizio di Al Capone — nel Mississippi, dove acquistano una vecchia segheria per trasformarla in un Juke. Quando durante la festa si presentano alla porta un gruppo di bianchi, con al comando un immigrato irlandese (Jack O’Connell), che chiedono di poter suonare, la notte prenderà una piega terrificante, indotta dalla musica di Sammie (Miles Caton), cugino dei gemelli che sembra avere un talento per il blues che proviene direttamente dall’inferno.
Impostato come un moderno Dal tramonto all’alba (1996) — con tanto di gruppo di persone rinchiuse in un locale, assediate da vampiri assetati di sangue — Sinners mostra ‘il fianco debole’ quando deve far interagire l’orrore — classicismo nei suoi archetipi, con vampiri combattuti con aglio, luce del sole e acqua santa — forzandolo in una struttura che sembra poterne volentieri farne a meno. E non è un caso che le cose migliori all’interno del film di Coogler sono quelle che non appartengono al genere. In primis il bello e significativo piano sequenza in cui la musica viaggia nel tempo per raccontare come la cultura black sia stata rappresentata da essa e che sia impossibile separare le due cose.
Impostato come un moderno Dal tramonto all’alba (1996) — con tanto di gruppo di persone rinchiuse in un locale, assediate da vampiri assetati di sangue — Sinners mostra ‘il fianco debole’ quando deve far interagire l’orrore — classicismo nei suoi archetipi, con vampiri combattuti con aglio, luce del sole e acqua santa — forzandolo in una struttura che sembra poterne volentieri farne a meno. E non è un caso che le cose migliori all’interno del film di Coogler sono quelle che non appartengono al genere. In primis il bello e significativo piano sequenza in cui la musica viaggia nel tempo per raccontare come la cultura black sia stata rappresentata da essa e che sia impossibile separare le due cose.
Dal blues con la chitarra di legno, ai disc jokey che scratchano; come la musica racconta cosa significa essere (e appartenere) a quella cultura, quanto l’(auto)rappresentazione passa da essa sin dal principio.
“Il blues non ci è stato imposto come la religione. No, figliolo, ce lo siamo portato da casa” È la frase che pronuncia Delta Slim (Delroy Lindo) — esperto, e dannato dall’alcolismo, musicista — al giovane Sammie. E quando qualcuno vuole vampirizzare (distruggendo, omologando e depersonalizzando) qualcosa che appartiene di diritto a una cultura (attraverso una metafora horror-politica, che come abbiamo già visto, risulta poco spontanea e inserita) la cosa fondamentale, è ricordarsi da dove si è partiti, onorare le proprie radici portandole sempre con sé.
“Il blues non ci è stato imposto come la religione. No, figliolo, ce lo siamo portato da casa” È la frase che pronuncia Delta Slim (Delroy Lindo) — esperto, e dannato dall’alcolismo, musicista — al giovane Sammie. E quando qualcuno vuole vampirizzare (distruggendo, omologando e depersonalizzando) qualcosa che appartiene di diritto a una cultura (attraverso una metafora horror-politica, che come abbiamo già visto, risulta poco spontanea e inserita) la cosa fondamentale, è ricordarsi da dove si è partiti, onorare le proprie radici portandole sempre con sé.
Di Saverio Lunare
04/11/2025